|
HAPPENINGS & NEWS:
4^ Sessione Informativa per Ufficiali della Riserva Selezionata
Firenze 27-28 maggio 2011

da Nuova Agenzia Radicale
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=11876&Itemid=55
"Un abruzzese in Afghanistan" di Paola Rolli
(9.02.2011)
Sono nato a Chieti il 26 giugno del 1970, nell'antica Teate, fondata, secondo la leggenda, da Achille. A Chietiho frequentato il liceo classico Gian Battista Vico poi sono scappato a Roma a studiare scienze politiche alla Luiss. Il periodo a Chieti è stato molto bello, molto allegro e spensierato però quando si è molto giovani si vuole vedere tanto, ame è sempre piaciuto viaggiare e ho avuto la fortuna di poterlo fare. Lagente in Abruzzo è buona, la cucina è fantastica, il mare è a due passi ma anche le montagne.
Abbiamo avuto un'infanzia e un'adolescenza molto felici, molto tranquille. A Chieti il corso è uno dei più belli dell'Italia centrale con la cattedrale di San Giustino la cui prima edificazione risale all’anno mille, la zona medioevale è incantevole e poi abbiamo tradizioni molto forti. A Natale si tiene il presepe vivente con molti figuranti, uno spettacolo bellissimo, ma io non ho avuto l’opportunità di vederlo quest'anno. I miei genitori vivono tuttora lì per cui quando posso torno per andare a trovarli e per incontrare i miei amici ai quali sono rimasto legato.
Solo per questo perché non cisono possibilità di lavoro. Anche Chieti rappresenta l'Italia del “familismo amorale” come qualcuno ha efficacemente definito il diffuso nepotismo. Chiunque voglia emergere deve andare fuori e così ho dovuto fare anch'io.
Siamo in Afghanistan, nella base militare di Herat, e sto intervistando il tenente Angelantonio Rosato delle forze armate italiane, abruzzese come me, a decine dimigliaia di km da casa (come me in questo momento) e con un pizzico di nostalgia per il luogo dove siamo cresciuti
Sono un tenente della riserva selezionata dell'esercito italiano. Con la fine della leva obbligatoria le forze armate hanno creato un bacino da dove attingere il personale che era venuto a mancare, selezionando dal mondo civile dei professionisti che all'esercito possono essere utili: io sono un giornalista e un ricercatore ma ci sono anche medici, ingegneri,avvocati e tante altre professionalità. Superata una selezione molto accurata elunga di alcuni anni si è inseriti in questo bacino e periodicamente si può servire la patria sia in Italia sia in teatro operativo.
Ho quasi 41 anni e sono entrato come ufficiale della riserva nel 2009. Dopo la nomina, con decreto del presidente della repubblica,ho seguito un corso di addestramento e ho prestato il giuramento alla scuola di applicazione a Torino. Successivamente ho vinto una Borsa di ricerca Fullbright del governo degli Stati Uniti e sono partito per insegnare all'Università di Pittsburgh e per fare ricerca sulla sicurezza energetica in EurAsia. Contemporaneamente ho ricevuto la chiamata per un corso da specialista in Comunicazioni Operative, presso il 28º reggimento Pavia in Pesaro che si occupa delle comunicazioni operative.
Ho preso un piccolo periodo sabbatico dall’università,sono tornato, ho frequentato il corso e l’ho superato con successo. Mi era già stato chiesto se volevo partire, per correttezza verso l'università ho terminato l'esperienza negli Stati Uniti e, subito dopo, ho ottemperato alla chiamata di Pesaro dove sonostato impiegato dal marzo al giugno 2010 e contemporaneamente ho dato la mia disponibilità per l’impiego in Afghanistan nell’ambito dell’operazione ISAF.
Siamo seduti in un ufficio della task force, tra scrivanie, computer e sale di registrazione. La task force RPSE (Regional Psyops Support Element) è costituita da circa trenta componenti a guida del capitano (omssis).
Io sarò qui per più di 160 giorni,secondo le disposizioni dello Stato Maggiore dell’Esercito. La mia funzione è quella di Target Audience Analyst. Il mio compito consiste nell’ analizzare i bisogni e le necessità della popolazione locale. L’analista identifica e studia le caratteristichesocio-antropologiche: i processi decisionali, le credenze, i condizionamenti, i bisogni, le vulnerabilità e l’accessibilità mediatica dei potenziali destinatari. Lavoro all'interno dell'ufficio NSOP, (Nucleo Sviluppo Operazioni Psicologiche), in un certo senso il cervello della Task force che si occupa della concezione e dello sviluppo di prodotti efficaci da proporre al pubblico afghano.
Che cosa ti haspinto ad offrirti volontario?
Innanzitutto l'orgoglio di poter lavorare al servizio della patria e tra gente che stimo, in un ambiente di persone leali, magaridure, spigolose per alcuni versi, ma molto belle interiormente. Un ambiente sicuramente migliore di quello del mondo civile. La task force dove sto operando funziona molto bene, un bel gruppo nel quale ho più da imparare che da insegnare, un gruppo che mi sta insegnando molte cose dal punto di vista professionale e dal punto di vista umano.
C'è anche l'amore per l’Asia centrale, io sono un analista, non sono certamente un operativo, però ho qualche anno di esperienza sul campo. Da civile ho girato molto come reporter e come ricercatore, andando dal Caspio fino alla Cina e attraversando tutti i paesi dell'area. Ero giàstato in Afganistan anche se per un periodo breve, e in Uzbekistan, Kazakistan,Kighizistan, Azerbaijan, Turkestan cinese …oltre che in Russia che è un mio terreno di studio e infatti ho studiato la lingua russa andando poi a Mosca a specializzarmi all'università.
Su questi argomenti ho appena terminato una ricerca peril CeMISS*: “Dalla dissoluzione dell’Urss all’avvento dell’Islam radicale inAsia Centrale”. Questa è un'area per me di estremo interesse, non solo per il fatto contingente dell'11settembre oppure per la guerra, lo è sempre stata perché poi ognuno si innamora.E’ difficile spiegare perché ci si innamora, io mi sono innamorato dell'Asia,di questi paesaggi, di queste genti così diverse da noi, così lontane, e naturalmente è anche un terreno fertile di studio perché le cose importanti accadono qui, ci sono interessi molto forti sia dal punto di vista geopolitico siadi tipo energetico. Qui si sta facendo la storia ed è bello esserci.
Che cosa pensi dell’impegno delle nostre forze armate in Afghanistan?
Penso che siamo utili, assolutamente. Noi qui abbiamo un atteggiamento di empatia molto forte che vuol dire mettersi nei panni di queste persone e cercare di capire e di dare il nostro apporto a unaterra martoriata da trent'anni di guerra ininterrotta, prima la guerra con i sovietici, poi la guerra civile, poi il dominio dei talebani e l'instaurarsi diun pseudo islam che non ha niente a che vedere con la cultura locale. Studiandola storia dell'Afghanistan ci si accorge che quello che hanno portato qui italebani è un’ interpretazione fallace dell'islam proveniente dalle madrase deobandi del Pakistan e dell’India, influenzate dal wahabismo saudita.
Un islam che non ha niente a che vedere con la cultura tradizionale afgana che è molto tollerante. Qui il sufismo era molto forte e lo è tuttora anche se è stato particolarmente colpito dai movimenti estremisti. Gliafgani hanno un grande senso dell'ospitalità che deriva anche dal loro codice d’onore, il Pashtunwali. Noi siamo ospiti e cerchiamo di dare il nostro apporto, molta parte della popolazione civile ci vede positivamente e noi facciamo di tutto per poterliaiutare. Nella storia recente dell'Afghanistan c'è stata un’invasione armata straniera, quella dei Sovietici, ed un movimento islamico estremista al potere, i Taliban, che ha imposto una versione dura e pura della Sharia. Non è il vero Afghanistan quello che propugnano questi estremisti.
*Centro MilitareStudi Strategici, Stato Maggiore Difesa

N.B. NOVEMBRE 2010 PURTROPPO NON CI SARA' PIU' POSSIBILE RISPONDERE PERSONALMENTE A QUESITI INVIATICI VIA EMAIL. QUALSIASI RICHIESTA DI INFORMAZIONI VA POSTATA SUL FORUM. SUGGERIAMO SEMPRE COMUNQUE DI CONTATTARE GLI UFFICI COMPETENTI DELLA FORZA ARMATA DI RIFERIMENTO!
Da: Il Giornale.it
http://www.ilgiornale.it/interni/ha_inventato_macchina_che_vede_i_tumori_accusano_stregoneria/14-03-2010/articolo-id=429339-page=0-comments=1
Ha inventato la macchina che vede i tumori: lo accusano di stregoneria
di Stefano Lorenzetto
Clarbruno Vedruccio costruisce una sonda contro le mine antiuomo e scopre che interagisce col suo corpo. "Merito di un panino ingurgitato in treno e della gastrite"
Un tubo lungo 30 centimetri che permette di scoprire i tumori non appena cominciano a formarsi. Una sonda elettromagnetica che vede qualsiasi infiammazione dei tessuti. Un esame che dura appena 2-3 minuti, non è invasivo, non provoca dolore o disagi al paziente, e fornisce immediatamente la risposta. Un test innocuo, ripetibile all’infinito e senza togliersi i vestiti, che ha una precisione diagnostica come minimo del 70% ma, se eseguito da mani esperte, può arrivare anche al 100% di attendibilità. Uno strumento rivoluzionario, poco ingombrante, portatile, che si può usare ovunque e che non necessita di mezzi di contrasto radioattivi, lastre fotografiche o altro materiale di consumo. Un’apparecchiatura che si compra, anzi si comprava, con 43.000 euro più Iva, contro i 3-4 milioni di euro di una macchina per la risonanza magnetica, i 2 milioni di una Pet e il milione e mezzo di una Tac, tutt’e tre con costi di gestione elevatissimi. Allora chi e perché ha paura del bioscanner, nome commerciale Trimprob? Non certo i potenziali pazienti, che potrebbero individuare per tempo la malattia. Non certo il ministero della Salute, che lo ha inserito nel repertorio dei dispositivi medici del Servizio sanitario nazionale. Non certo il professor Umberto Veronesi, che lo ha sperimentato nel suo Istituto europeo di oncologia di Milano e ne ha decantato la validità. Eppure la Galileo Avionica, società del colosso Finmeccanica, ha annunciato la chiusura della Trim Probe Spa, l’azienda che lo produceva e lo commercializzava, messa in liquidazione in quanto ritenuta non più strategica nell’ambito di un gruppo internazionale specializzato nei mezzi di difesa militare. Questa è l’infelice historia di un cavaliere d’altri tempi, il professor Clarbruno Vedruccio, 54 anni, l’inventore del bioscanner, laureato in fisica e in ingegneria elettronica negli Stati Uniti, già collaboratore dell’Istituto di fisica dell’atmosfera del Cnr a Bologna e docente di metodologia della ricerca all’Università di Urbino, che nei tempi presenti avrebbe meritato i premi Nobel per la fisica e la medicina fusi insieme, se solo il mondo girasse per il verso giusto, e invece è costretto a prosciugare il conto in banca per tutelare la sua creatura. Vedruccio è arrivato al bioscanner per puro caso, mentre stava fornendo tecnologia militare avanzata ad alcuni reparti d’élite delle nostre forze armate. Pur di non lasciarsi sfuggire un simile cervello, nel 2004 i vertici della Marina hanno rispolverato la legge Marconi del 1932, così detta perché fu creata su misura per Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, che minacciava di passare armi e bagagli agli inglesi. Arruolato «per meriti speciali» nella riserva selezionata, con decreto del presidente della Repubblica, l’Archimede Pitagorico è diventato capitano di fregata ed è stato assegnato all’ufficio studi del Comando subacquei e incursori alla Spezia. Ha anche partecipato con l’Onu alla missione di pace Leonte in Libano, dove s’è guadagnato un encomio. Quando nel 2004 una serie di fenomeni impressionanti - elettrodomestici che prendevano fuoco, vetri delle auto che esplodevano, bussole che impazzivano, cancelli automatici che si aprivano da soli - sconvolse la vita di Caronia, nel Messinese, la Protezione civile chiamò Vedruccio per trovare il bandolo della matassa. Lo studioso accertò che il paesino dei Nebrodi veniva colpito da fasci di radiazioni elettromagnetiche con particolari caratteristiche. Se oggi gli chiedi chi fosse a emetterle, si limita a tre parole: «Non posso rispondere». L’inventore abita con la moglie Carla Ricci, sua assistente, a pochi chilometri dal radiotelescopio Croce del Nord di Medicina (Bologna). Quando si dice il caso.
Da: AGORAVOX http://www.agoravox.it/Reportage-Buongiorno-Kosovo.html
Reportage: Buongiorno Kosovo
di Stefania Melucci
Una macchia marrone, costellata da rivoli d’acqua e intervallata da piccole vette. Il paesaggio, visto dall’alto prima di atterrare all’aeroporto militare di Dakovica, è così intenso da togliere il fiato: le creste bianche, con la loro imponenza, alternano i colori scuri del panorama, tra cielo e terra. Benvenuti in Kosovo, lo stato più recente del mondo, che ha festeggiato il secondo anno di indipendenza il 17 febbraio. Una natura da incorniciare, che mostra però le crepe nei particolari, quando lo sguardo mette a fuoco gli scorci devastati dall’inquinamento e dall’incuria. Nella splendida valle Rugova, zona occidentale del paese, lungo la strada dissestata che si arrampica sulle vette, sono i rifiuti i veri protagonisti. Abbandonati da tempo, sono massi incastonati sulle sponde dei fiumi, capaci di catturare anche lo sguardo dell’osservatore più distratto. La tutela ambientale non è la priorità di un paese che prova a risollevarsi dalla guerra lasciata alle spalle. Il 1999 sembra lontano, ma i segni sono ancora visibili sul territorio. Lungo le strade polverose e poco trafficate spuntano le tante case grezze, consegnate ai returnees. E poi cimiteri, serbi e albanesi, con file di tombe sparpagliate in maniera confusa, dove non mancano avanzi di cibo, probabilmente utilizzati per condividere la quotidianità con chi non c’è più. “New Born” è la scritta a caratteri cubitali di colore giallo posizionata nella piazza centrale di Pristina, un’opera imponente, simbolo dell’indipendenza. Ovunque spiccano le bandiere del nuovo stato, che ricordano i colori dell’Europa, accompagnate dal vessillo albanese con l’aquila bicefala.
Se i kosovari si sentono giovani europei, gli indicatori di ricchezza fanno di questo paese uno dei più poveri del vecchio continente: secondo le stime della Banca Mondiale il 45% della popolazione vive con meno di 1,43 euro al giorno, e di questi il 15% ha a disposizione solo novantatre centesimi per soddisfare le necessità quotidiane, inoltre il 42% della popolazione non ha un lavoro e la fascia più colpita è quella degli under24. In sintesi: la povertà coinvolge maggiormente le zone rurali. Uno stato appena nato, costretto a fronteggiare la mancanza di infrastrutture, l’emergenza occupazionale e la presenza costante di traffici illeciti e corruzione. Il quadro è complesso dal punto di vista economico, ma il dialogo interetnico tra maggioranza albanese e minoranza serba, almeno nella parte occidentale del paese, funziona senza troppe frizioni. Una situazione stabile ma fragile, come sottolineato dai report internazionali. Il quadro kosovaro però si complica a nord, a Mitrovica, dove i rapporti tra i due gruppi etnici sono più tesi. È compito delle forze internazionali della Kfor, la missione Nato, vigilare sul territorio e garantire la libertà di spostamento di tutti gli abitanti del Kosovo. «In questi ultimi dieci anni - ha spiegato il colonnello Vincenzo Grasso, comandante del Multinational Battle Group, operante nella zona occidentale del paese - la comunità internazionale ha assistito a un cambiamento evidente, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. La polizia locale ha fatto passi da gigante. Adesso bisogna far ripartire l’economia, solo così il Paese può guardare al futuro».
Uno stato attaccato agli aiuti internazionali e alle rimesse dei tanti che vivono all’estero. Il Kosovo prova a ripartire, ma mostra tutte le crepe nell’insufficienza di infrastrutture. Con gli aiuti del Cimic, la cooperazione civile e militare che collabora con le autorità locali, un pezzetto d’Italia prova a ridare speranza. Nonostante il taglio dei fondi, passati da 950mila euro nel 2009 a circa 543mila nel 2010, ci sono progetti per l’istruzione e per la sanità, per l’attività sportiva e per le infrastrutture. E così, a Jasanica/Josanica, nella municipalità di Klina, c’è una squadra di operai kosovari che lavora sotto l’occhio vigile del capitano Michele Gortan, architetto friulano prestato all’esercito italiano per sei mesi come riserva selezionata. Severo e un po’ schivo, i suoi occhi diventano lucidi e la voce si incrina quando parla dei piccoli studenti, incontrati la prima volta solo quattro mesi fa. «Ci sono cose che ti restano nel cuore - ha affermato il libero professionista in mimetica, durante un sopralluogo - nelle città più grandi i bambini chiedono, fanno domande, nelle zone rurali non accade nulla di tutto questo. È la dignità della povertà ».
Tre giorni per ottenere il via libera dalla municipalità e iniziare i lavori: la squadra ha iniziato a imbiancare muri e a costruire nuovi servizi igienici, in modo da chiudere definitivamente quelli vecchi e fatiscenti che gettavano i liquami in un fiume poco distante dal plesso scolastico. La collaborazione Italia-Kosovo funziona perché unisce le conoscenze tricolori con le specificità del posto: banditi i materiali d’importazione e linoleum, il capitano Gortan ha preferito utilizzare legno e pietra locali per mettere in moto un circolo virtuoso all’interno del paese. E poi, nel progetto di riqualificazione della loro scuola, sono scesi in campo anche alcuni dei 230 alunni: gli studenti delle prime tre classi, quelli che utilizzeranno la struttura più a lungo, hanno deciso i colori delle pareti e i disegni da applicare alle finestre. Una scelta del capitano per regalare un sorriso a chi non ha niente.
Puntare sulla formazione, ma anche ritrovare la religiosità nei luoghi sacri, come il Patriarcato di Pec/Peja o il monastero di Visoki Decani, avamposti serbi in territorio albanese, dove si prova a mandare avanti il dialogo interetnico. La spiritualità della Chiesa ortodossa è racchiusa nel monastero, sorvegliato giorno e notte dal contingente italiano. I monaci, alti da far invidia ai cestisti americani, vivono una dimensione senza tempo, in totale autosufficienza. Un laboratorio d’icone sacre, una fattoria con mucche e galline, una distilleria che porta ai turisti un ottimo vino della casa e la Rakja, la tipica grappa locale, capace di riscaldare i più freddolosi durante l’inverno kosovaro. Una vita di meditazione, con sveglie che suonano ogni mattina alle quattro, per mandare avanti le preghiere e l’attività collettiva. Partecipare al vespro dedicato al fondatore del monastero Santo Stefano fa cogliere al meglio la spiritualità del luogo sacro. L’odore inebriante dell’incenso, diffuso in un ambiente illuminato esclusivamente dalla luce fioca delle candele, rende l’atmosfera ancora più intima e profonda, mentre lo sguardo si perde tra gli ori e gli intarsi delle pareti. Guardare una candela e ritrovare la serenità, dimenticando per un attimo i contrasti dell’esterno.
da: Analisi Difesa anno 11 numero 105
011 - ENDURING FREEDOM
LE PSYOPS ITALIANE IN AFGHANISTAN
Testo di Alberto Scarpitta, da Herat (Afghanistan) I moderni conflitti asimmetrici vedono la coesistenza, nel medesimo teatro in fasi temporali successive o, sempre più spesso, addirittura in contemporanea, di operazioni prettamente militari, misure di ricostruzione e sostegno e tentativi di pacificazione e appoggio alle istituzioni civili locali.
Per affrontare queste sfide risulta fondamentale un approccio complesso, basato sulle cosiddette Effect Based Operations (EBO), termine con il quale si intende l’applicazione sinergica, contemporanea e cumulativa di tutte le capacità disponibili, sia militari che civili, a livello tattico, operativo e strategico, al fine di conseguire il risultato desiderato.
In tutte le fasi di un approccio globale e complesso basato sulle EBO risulta essenziale far conoscere correttamente i fini, i limiti e le opportunità del nostro impegno militare complessivo, per cercare di conquistare, se non proprio i cuori e le menti come suggerisce la ben nota espressione anglosassone, almeno un appoggio quanto più possibile fattivo da parte della popolazione civile. Questo è il ruolo delle operazioni psicologiche, che il nostro Paese preferisce chiamare pudicamente comunicazioni operative. “Il massimo dell’abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere”.
Il nostro interlocutore cita “L’arte della guerra” di Sun Tzu per spiegarci i compiti del proprio reparto nel difficile teatro afghano: “la comunicazione operativa si prefigge lo scopo di far conoscere, in maniera adeguata e credibile, il fine dell’impegno militare italiano e alleato in Afghanistan, modificando positivamente la percezione di tale impegno presso la popolazione locale, grazie alla capacità di accentrare, controllare e gestire le informazioni”.
Siamo ad Herat e chi ci parla è il maggiore Rocchetti, responsabile della Task Force Psy Ops del nostro contingente, una piccola struttura composta da una ventina di uomini e donne posta alle dirette dipendenze del Comandante del Regional Command West. La sua missione consiste nel fornire la propria consulenza specialistica su materie, direttive o restrizioni che potrebbero compromettere il senso e l’immagine della nostra presenza in teatro presso la popolazione locale, o determinati strati di questa. Lo scopo è poter influenzare le percezioni, le suggestioni ed il comune sentire dei civili attraverso l’analisi dell’impatto psicologico delle operazioni ed orientare tali sentimenti a favore del nostro operato. In teatro le operazioni psicologiche concorrono, in sinergia con la cellula Public Affair Office (PAO) e la direzione delle Strategic communication (STRATCOM), allo sviluppo e condotta delle campagne comunicative.
Si interfacciano costantemente con la cellula Information Operations, al fine di enfatizzare sui media locali e presso la popolazione i progetti ed i programmi della funzione operativa CIMIC o del J-9 sulla cooperazione civile-militare. Strettissima è infine la collaborazione con i vari PRT del RC-West, sia quello italiano di Herat che gli altri di pertinenza alleata, al fine di meglio illustrare i progetti di cooperazione e di aiuto alla ricostruzione ed allo sviluppo. In questo contesto le comunicazioni operative debbono fornire e gestire le notizie in termini coerenti con le necessità delle operazioni e con le finalità del nostro impegno militare, contribuendo a creare un clima generale favorevole al buon esito della missione.
Per raggiungere tali obiettivi è però essenziale che il messaggi trasmessi risultino e vengano recepiti come veritieri e credibili, destinati a fornire interpretazioni plausibili di fatti concreti e verificabili: nulla di più lontano dalla più vuota propaganda. Infine gli assetti PSYOPS in teatro, pur non svolgendo compiti propriamente di Human Intelligence o informativi, possono disporre nello svolgimento delle proprie funzioni di un osservatorio privilegiato sugli umori e gli orientamenti prevalenti della popolazione. Le informazioni raccolte, oggetto di contatti diretti, mediazioni culturali e registrazioni video anche occulte, sono ovviamente condivise con le cellule e gli organismi reputati alle funzioni di intelligence. Questi compiti fuori dal comune sono affidati al 28° Reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”, una assetto specialistico pregiato del nostro esercito di recentissima costituzione basato a Pesaro.
E’ solo nell’aprile del 2003 infatti che il reggimento inizia la riconfigurazione per assolvere i nuovi compiti: assicurare e sviluppare nella Forza Armata un’adeguata capacità di gestire le operazioni psicologiche e le comunicazioni operative nell’era dell’Information Warfare, sulla falsariga di quanto realizzato nei principali eserciti della NATO, primi fra tutti gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Germania. Bisognava riprendere, potenziare ed adeguare professionalità un tempo presenti, almeno allo stato embrionale, nell’ambito del comando FTASE di Verona, ma ormai disperse dopo le profonde trasformazioni degli scenari internazioni succedute alla fine del confronto bipolare.
Dal febbraio 2004 il personale prescelto ed accuratamente selezionato inizia a confluire a Pesaro e vengono avviati corsi e seminari di formazione impegnativi e complessi, in Patria e all’estero, avvalendosi inizialmente dell’assistenza tecnica di Paesi alleati. Dopo solo 14 mesi il reggimento raggiunge la certificazione operativa intermedia NATO, potendo distaccare sul campo i primi assetti nell’ambito della Missione Antica Babilonia in Iraq (dove peraltro un nucleo iniziale agiva a titolo sperimentale già dal febbraio 2004), evidenziando subito le potenzialità elevatissime insite nella comunicazione impiegata per scopi militari, a livello strategico, operativo e tattico.
Il reggimento oggi
Il 28° Rgt Pavia ha raggiunto oggi la piena maturità tecnica ed operativa. In Patria è strutturato in modo tradizionale, con un comando, una compagnia supporto logistico ed un battaglione operativo (esiste il progetto, al momento congelato, di crearne un secondo). Le similitudini con un reparto convenzionale però si fermano qui. Nell’ambito del comando reggimentale sono infatti presenti due pedine specifiche e particolari. La prima è la Sezione Corsi, inserita nell’Ufficio OAI (Operazioni Addestramento Informazioni). Il “Pavia” è infatti sia unità di impiego che addestrativa, provvedendo direttamente alla formazione del proprio personale.
A tale scopo, a seconda del ruolo e dell’incarico, vengono regolarmente seguiti percorsi formativi di livello universitario sulla comunicazione di massa ed i nuovi mezzi di trasmissione delle informazioni – internet e web – gestiti con l’assistenza delle Facoltà di Scienza della Comunicazione delle Università di Urbino e di Udine, e corsi tecnico specialistici on job nei settori televisivo, radiofonico e giornalistico, condotti in collaborazione con varie emittenti locali, tipografie industriali e laboratori grafici, come la TV Centro Marche di Jesi, il network RTL 105, la Tipografia San Zeno e molte altre istituzioni.
Gran parte del personale del reggimento frequenta corsi su Tecniche di comunicazione, Psicologia della persuasione, Operatore PSYOPS, Cultura e lingua araba, Tecniche di rilevazione dei dati nella ricerca sociale, Meteorologia, Training on job Cameraman, Comunicazione per l’immagine, Training on job legatore, Stampa e grafica off-set, Web publishing, Progettazione grafica, Lettura e tecniche di narrazione con dizione radiofonica, Speaker radiofonico, Training on job audio-video, Video editing, Animazione 3D, Comunicazione per l’immagine, Tecnico radiofonico, Training on job fotocompositore, Training on job tipografo, Management radiofonico, Comunicazione e modelli di marketing.
A questo si aggiunge, per gli aspetti più marcatamente militari, la stretta collaborazione con forze alleate che già dispongono di esperienze consolidate nel settore delle operazioni psicologiche, come il Civil Affairs/Psychological Operations Command statunitense, che assicura corsi e seminari tenuti a Fort Bragg o a domicilio da istruttori molto qualificati, o la Scuola di Intelligence britannica. Il reggimento assicura inoltre la formazione anche in ambito interforze, annoverando nei propri ranghi alcuni elementi dell’Aeronautica, aggregati per periodi di tre anni. Per accrescere ulteriormente il bagaglio delle professionalità e delle conoscenze disponibili vengono anche impiegati ufficiali della riserva selezionata in possesso di specifici profili professionali. Sono linguisti, esperti di diritto internazionale, antropologi, psicologi, ed altro ancora. Il loro apporto al funzionamento complessivo del reggimento ed alla realizzazione degli obiettivi prefissati non è certamente inferiore a quello garantito dal personale effettivo.
Attualmente, ad esempio, è presente in Afghanistan un ufficiale analista che nella vita civile è docente di antropologia del diritto presso l’università di Palermo. Il suo compito, delicato e decisivo, consiste nella verifica dell’impatto socio-culturale dei nostri messaggi sulla popolazione locale, assicurandone la traduzione culturale, poiché in ogni distretto della nostra area di responsabilità sono presenti etnie diverse, portatrici di valori talvolta differenti. Il livello professionale raggiunto consente ormai al personale italiano delle comunicazioni operative di interagire attivamente nell’ambito della cooperazione internazionale con i Paesi amici.
A tal fine alcuni elementi qualificati vengono inviati presso enti e comando alleati all’estero, come lo SHAPE o la NATO School di Oberammergau. L’elevata valenza operativa attribuita al 28° Pavia ed i rilevanti oneri economici sopportati dalla Forza Armata per lo svolgimento di questa formazione articolata e complessa fanno sì che il personale in possesso di queste specializzazioni, brevetti o abilitazioni pregiate sia vincolato alla permanenza nel reparto per un periodo di 10 anni dal loro conseguimento. L’altra pedina peculiare presente nel comando del 28° Pavia è il Centro Sviluppo Operazioni Psicologiche, un organismo incaricato di supportare dalla sede di Pesaro i nuclei reggimentali presenti nei vari teatri operativi, fornendo loro la massima assistenza ed ogni possibile aiuto nella pianificazione, nell’aggiornamento informativo, nel sostegno informatico e nella fornitura tempestiva di ogni contributo specialistico necessario.
In tal modo è possibile da un lato ottimizzare l’azione delle task force inviate in operazioni, mantenendole costantemente aggiornate ed adeguate alla minaccia, dall’altro si riesce a limitarne la consistenza numerica, a tutto vantaggio delle turnazioni del personale in teatro e con significativi risparmi economici. Il battaglione operativo comprende tre compagnie, tutte specializzate. La prima è incaricata della disseminazione del prodotto informativo in teatro, interagendo direttamente con la popolazione locale mediante la distribuzione di manifestini, pubblicazioni e materiale vario (inclusi piccoli apparati radio), con la lettura di messaggi ed indicazioni o con altre manifestazioni di presenza capillare nelle aree sensibili del teatro di operazioni. Dispone a tal fine di altoparlanti, spalleggiabili o montati su VTLM Lince, con un cono di efficacia di circa 800 metri, oltre a telecamere e sistemi di registrazione per la ripresa delle fasi distributive.
La seconda compagnia ha capacità di monitoraggio e riproduzione dei media, con la possibilità di produrre 15-18.000 copie all’ora direttamente da internet o da altre fonti, avvalendosi di propri strumenti di copiatura e stampa, incluse rotative e moderni sistemi per la realizzazione di giornali e quotidiani. La terza assicura infine la gestione dei collegamenti e delle collaborazioni radio e televisive, predisponendo spot e brevi messaggi mirati di tipo pubblicitario, della durata di 50-60 secondi da affidare ad emittenti locali. A tale riguardo questa compagnia sarà particolarmente interessata dalla prossima apertura di una emittente radiofonica italiana presso il Regional Command West di Herat, un progetto ambizioso che si avvarrà dell’appoggio tecnico di una stazione radio già operante sull’intero Afghanistan gestita dall’ISAF e del supposto di organismi civili locali. Le sue trasmissioni potranno coprire tutta la nostra area di responsabilità.
Da: KAPPAELLE format e communication
http://www.kappaelle.net/?19&2510
Si chiama Iorlano Giuseppina, per gli amici Giusy, ha 32 anni ed è di Eboli (Salerno). Giornalista professionista dal 27 novembre 2009 ha fatto gli esami di Stato con la valigia già pronta per trascorrere i successivi quattro mesi come Riserva Selezionata dell'Esercito Italiano in Libano. A tre anni esatti dalla sua richiesta, Giusy si è trovata a trascorrere il Natale presso la base Ficuciello di Tibnin con la brigata Friuli. Laureata in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, master in giornalismo a Bologna, in Peacekeeping and security studys di Roma 3 e una collaborazione con Milano Finanza ci spiega l'iter che permette di mettere a disposizione delle Forze Armate la propria professionalità. "I tempi sono molto lunghi - spiega -. Innanzitutto bisogna presentare domanda all'Esercito che effettua una selezione in base al curriculum. In seguito sei chiamato a sostenere un test psicoattitudinale ed un colloquio con uno psicologo oltre ovviamente alle visite mediche presso il distretto di appartenenza. Superata anche questa selezione c'è da affrontare tre giorni a Civitavecchia in seguito ai quali sei nominato Ufficiale con decreto del Presidente della Repubblica. A questo punto ti aspetta un mese di corso alla scuola di applicazione di Torino per apprendere le regole base di vita militare. Alla fine il giuramento". Giusy è una giornalista e pertanto si occupa della redazione dei comunicati stampa, dell'accoglienza dei giornalisti embedded e tutto quanto fa capo all'Ufficio di Pubblica Informazione dello SME. Non è un compito facile perché si tratta di svolgere l'attività in aree ad alto rischio che richiedono ottima preparazione, giusta formazione e soprattutto tanto coraggio.
IN DETTAGLIO:
Perché l'Esercito ha deciso di istituire la Riserva Selezionata? Due sono i motivi guida, il primo è la ricerca di competenze specifiche non sempre disponibili tra il personale in SPE, per esempio medici, piuttosto che ingegneri, o avvocati, ma anche giornalisti, negoziatori, esperti di Marketing e geopolitica, tutti però devono avere un inquadramento militare ed un addestramento consono al grado di difficoltà della missione che saranno chiamati a svolgere, questo primo motivo si rivolge principalmente a personale con il grado di Ufficiale. Il secondo è strettamente legato alla carenza di professionisti nel ruolo Truppa, il personale riservista andrebbe quindi a completare i numerici di unità/comandi che si devono schierare a ranghi completi, si impiegano unità di riservisti fino a livello compagnia per missioni di controllo del territorio in patria, missione Domino, oppure all’estero, Albania e Bosnia.In pratica è una carta in più da giocare in termini di qualità e quantità.
Quanti sono i riservisti? Difficile dirlo, il progetto parlava di un bacino disponibile di 25,000 a regime, e siamo lontano dal dire che sono stati considerati tutti gli aspetti e testati tutti gli strumenti per attrarre e motivare il personale, quindi io ritengo la fase ancora sperimentale, proprio per capire di quanto personale può disporre L’EI si sta istituendo un data base a livello nazionale dove i distretti stanno riversando le domande protocollate.Esiste una certa inerzia nel processo in quanto le risorse dedicate non sono molte e manca ancora una cultura del personale nei confronti della categoria.
Qual'è il trattamento economico? Il trattamento economico per la truppa è quello dell’equivalente VFB, che in questo caso è sensibilmente influenzato dall’anzianità, per gli Ufficiali e Sottufficiali, è equivalente a quello del pari grado in SPE comprese le indennità e gli straordinari.
Quali altri Paesi della Nato utilizzano la Riserva e con che risultati? Praticamente tutti tranne alcuni casi che riguardano Spagna, Grecia e Turchia, certamente gli USA sono all’avanguardia per l’uso delle riserve che compongono la metà delle Forze Armate americane in tutti i settori e con incarichi strategici completamente devoluti come la difesa aerea del territorio nazionale, il trasporto strategico navale ed altro, si pensi che in Bosnia il Comando responsabile del teatro è della riserva con alle dipendenze unità composte da personale in servizio permanente, anche gli Inglesi non scherzano con la loro Territoral Force e con i riservisti impiegati all’estero,e così pure Francia e Germania dove esistono addirittura delle campagne pubblicitarie per il reclutamento e dei programmi per il sostegno alle famiglie ed al datore di lavoro civile a scopo di sensibilizzare tutti i settori della società nei riguardi di questi cittadini un po’ speciali.
Quali sono le figure professionali più richieste? Penso di avere risposto già alla domanda per quanto riguarda gli Ufficiali mentre per la truppa bisognerebbe orientarsi di più su chi ha delle vere motivazioni e competenze, non è un handicap per un comandante di squadra possedere anche un età di 30 – 38 anni se fisicamente è ancora in forma, il prezioso ed insostituibile vantaggio è invece l’esperienza e la seniority, queste sono le figure che l’Esercito richiede.
Chi partecipa alla Riserva non rischia di avere riflessi negativi sul posto di lavoro? Si rischia, ed anche grosso, ecco perché fino adesso l’Istituzione non ha potuto attingere ad un certo bacino mentre si è dovuta accontentare di disoccupati o degli ex VFB scartati al concorso per il servizio permanente, questo è un problema molto grosso anche per i quadri Ufficiali, per ovviare a ciò serve una regolamentazione più flessibile, una pianificazione meno centralizzata, supporto da parte degli altri settori della società, la confindustria e confartigianato per i datori di lavoro, il governo per gli sgravi fiscali alle imprese. In questo momento si trova chi mette a rischio la propria professione ma sono molto rari, devo dire che esistono, io ne ho avuti alcuni sotto il mio comando, non sono dei pazzi e nemmeno dei fanatici, sono dei cittadini con in senso superiore dello Stato.
Il periodo di richiamo può diventare un'occasione di arricchimento professionale con ricadute positive per il mondo del lavoro? Indubbiamente, contrariamente all’indifferenza ed all’ostilità di certi ambienti anche professionali verso il mondo militare, il fatto di comandare uomini tempra il carattere e rende più maturi e responsabili, il fatto di partecipare a missioni all’estero o di ordine pubblico in Italia comporta una preparazione ed equilibrio psico-fisico elevato che viene sviluppato con l’addestramento ed il lavoro di equipe, in certe situazioni non si può sbagliare, l’errore non è contemplato sopra un certo livello di rischio, le conseguenze potrebbero essere tragiche con riflessi molto pesanti anche sull’immagine dell’Istituzione e del paese. Vale la pena menzionare il fatto che nei paesi più evoluti dell’Europa Occidentale e negli Stati Uniti D’America i Militari professionisti o della riserva sono considerati cittadini degni di particolare rispetto va da se che siano anche ricercati nel mondo industriale e professionale per le capacità specifiche temprate in una certa maniera.
Qual'è la prospettiva della Riserva alla luce del nuovo Esercito su base Professionale? Interessante a medio termine, una volta riguadagnato il terreno normativo e legislativo nei confronti dei paesi NATO più avanti di noi l’Esercito potrà disporre di un bacino significativo di Professionisti part-time perfettamente integrati nel dispositivo e capaci di portare il valore aggiunto necessario per gli obiettivi che il nostro Paese richiede alle Forze Armate, parlo di nostro Paese perché l’Esercito non va lasciato solo in queste sfide, ormai in queste nostre società globali il discorso è espanso a tutti i componenti della società, le istituzioni tutte, come pure il singolo cittadino, le belle cose gratis esistono solo nelle favole
Da: IL TEMPO.it
http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/12/29/1109168-lampi_guerra_libano_reportage_dura_tregua.shtml?refresh_ce
29/12/2009
Notizie - Politica
Il libro L'esperienza di una missione raccontata da Roberto Vitale
«Lampi di guerra sul Libano» il reportage di una dura tregua
Sempre allerta.
Sempre sulla linea di fuoco. Sud del Libano, una striscia di terra martoriata da oltre vent'anni di guerre. Da tre anni l'Unifil, il contingente delle Nazioni Unite, garantisce la tregua tra hezbollah e israeliani. Una missione che vede i soldati italiani in prima fila. L'esperienza di quella missione è raccontata da Roberto Vitale, ufficiale dell'Arma di Cavalleria inserito nel bacino della Riserva selezionata che fino fino allo scorso 2 maggio è stato portavoce della «Brigata Pozzuolo del Friuli» inquadrata nel contigente delle Nazioni Unite. «Lampi di guerra sul Libano», delle edizioni Svevo di Trieste è il bilancio di mesi trascorsi a contatto con la gente dei villaggi abitati da hezbollah e da cristiani. Mesi di impegno per mantenere la pace laggiù davanti alla «blu line» dove gli avamposti israeliani toccano quelli dei caschi blu. Operazione di sostegno e di controllo. Si legge della paura negli occhi di bambini libanesi sopravvissuti alle bombe. Roberto Vitale ripercorre giornate intense con l'attenzione volta a sud, alla Striscia di Gaza quando Israele lanciò l'offensiva «Piombo Fuso» e dal Libano qualcuno accennò ad aprire un altro fronte. «I katyuscia lanciati dalla nostra area di compentenza verso Israele - ricorda il portavoce della Pozzuolo del Friuli - è stato il momento in cui il contingente ha saputo operare al meglio, consentendo di mantenere stabile l'area e, nello stesso tempo, dimostrando il valore della missione Unifil». Pagine che descrivono i sentimenti di quegli uomini e donne in divisa con il tricolore al braccio che portano l'impegno dell'Italia per la pace in quelle terre difficili, dove la morte si nasconde ovunque e a volte ha l'aspetto innocente di un cilindretto micidiale di una cluster bomb. «Questo libro è una finestra su un mondo sul quale non sempre si accendono i riflettori... È un mondo fatto di persone che vivono con passione il loro lavoro, per le quali il servizio è vocazione sincera», scrive nella prefazione il ministro degli Esteri Franco Frattini che laggiù cogliendo quell'aspetto umano che spesso viene dimenticato e che «Lampi di guerra» descrive con meticolosità. Mau. Pic.
BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO!
In data 7 Novembre 2009 hanno giurato a Livorno gli Ufficiali del
I° Corso della Riserva Selezionata della Marina Militare Italiana!
Congratulazioni vivissime ai 15 Colleghi di nuova nomina!
Notizie e foto sul sito della Marina Militare:
http://www.marina.difesa.it/diario/2009/1204_riserva/index.asp
Dal Sito Ufficiale dell'Esercito Italiano:
http://www.esercito.difesa.it/root/News/news.asp
|
19 NOVEMBRE 2009 |
|
GIURA IL 14° CORSO DELLA RISERVA
Si svolgerà presso il Comando delle Scuole - Scuola di Applicazione ed Istituto di Studi Militari dell’Esercito di Torino, il prossimo venerdi 20 novembre, il giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana di 20 Ufficiali del 14° Corso della Riserva Selezionata dell’Esercito. Il corso, della durata complessiva di 4 settimane, ha visto i neo Ufficiali impegnati in molteplici attività addestrative svolte sia in campagna sia in aula. Il corso è composto da 20 Ufficiali, 10 donne e 10 uomini 6 dei quali Architetti, 2 Ingegneri, 2 medici, 1 Psicologa, 3 Avvocati, 1 Analista Militare, 1 Giornalista, 1 Interprete, 1 Esperto in Cooperazione allo Sviluppo, 2 Impiegati di Poste Italiane (questi ultimi destinati all’ufficio postale di Belo Polje in Kosovo). I Restanti Ufficiali potranno trovare utile impiego nell’ambito delle cellule funzionali attivate dal CIMIC Group ovvero singolarmente presso i Comandi nazionali o multinazionali all’estero.
(fonte: Comando delle Scuole) (foto: il Corso in addestramento posa per la foto ricordo) |
Da PANORAMA.IT
http://blog.panorama.it/mondo/2009/09/25/ecco-che-cosa-fanno-per-la-pace-i-nostri-soldati-in-libano/
Ecco che cosa fanno (per la pace) i nostri soldati in Libano

Il capitano Giulia Aubry al lavoro nell’orfanotrofio al confine
Tibnin (Libano) “Quando arrivi da queste parti impari subito una cosa: tutto quello che sai a casa è sbagliato!” esclama con un sorriso, in uno degli uffici P.I. (Pubblica Informazione), Giulia Aubry, Country Adviser del Generale De Cicco, comandante della base di Tibnin in Libano.
Alta, mora, occhi azzurri, indossa gli anfibi e la divisa. Dal 21 novembre 2008, quando ha prestato giuramento alla Repubblica Italiana, è una riserva selezionata dell’Esercito: una professionista che collabora con le Forze Armate, un capitano dell’esercito chiamata a fornire assistenza civile alle vittime del conflitto.
“Ci sono delle aree in cui l’Esercito ha ancora bisogno della componente civile” ci spiega. Aggiungendo con un un po’ di autoironia. “Come dice mia madre, io sono il Ministro degli Affari Inutili!”.
In realtà il suo lavoro è tutt’altro che inutile per il Generale De Cicco. “Qui devo seguire le vicende politiche del Paese ma anche studiare il tessuto umano, quello che gli americani chiamano human terrain: le persone, il modo in cui si relazionano, l’organizzazione dei villaggi, ciò che è opportuno fare o meno in certi periodi dell’anno, come per esempio durante il Ramadan”.
Collabora anche con chi fa attività CIMIC (le attività di cooperazione tra militari e popolazione), nel ruolo di ‘osservatore partecipante’.
Insegna italiano a Tibnin, nella biblioteca e nell’orfanotrofio locale. Sembra che l’italiano sia una lingua molto richiesta. Tanti la imparano per trovare un lavoro e molti sognano di andare in Italia. Giulia ha uno splendido rapporto con le bambine dell’orfanotrofio, che incontra ogni settimana. “Sono meravigliose, ma anche un po’ furbette” dice sorridendo.
Visitiamo l’istituto insieme al Direttore durante l’ora di lezione di italiano, catturati dai sorrisi delle bambine, che ci accolgono con canti in lingua araba e italiana. Le ferite della guerra si vedono anche sui loro volti. “La guerra ce l’hanno dentro. Forse è paragonabile ai nostri ragazzi di ‘Gomorra’: hanno un altro modo di vedere le cose e di essere bambini”.
Guardando Giulia che chiacchiera con disinvoltura con i soldati della base, le domandiamo: ‘Perché questa scelta?’ “La divisa dà un’identità. Ma c’è anche la fascinazione per il mondo militare, la curiosità e una componente di sfida”. E poi: ‘Cosa ti manca di più?’ “Il contatto fisico. Mi manca il fatto di essere abbracciata o di piangere liberamente!”
Chi è Giulia Aubry. Napoletana di origine, romana di adozione, lavora con i militari italiani da nove anni. Sociologa militare e giornalista, Giulia Aubry insegna al Master in Peacekeeping e Security Studies all’Università di Roma 3. E’ stata due volte a Baghdad come personale civile docente dei funzionari della difesa e sicurezza iracheni, in Kosovo, in Bosnia, in Ciad e in Libano per due volte, la seconda quest’anno. Oggi è riserva selezionata e lavora nella base Unifil di Tibnin in Libano. come Country Advisor, esperto di area che monitora la situazione sul campo e fornisce informazioni socio-politiche su ciò che avviene nel Paese.
Diario del Web- la cultura del senso
http://www.diariodelweb.it/Articolo/?d=20090908&id=103406
Missione ISAF
Da Torino a Kabul per l’assistenza sanitaria ai paracadutisti di “Italfor XX”
Il Maggiore Giorgio Graziano è responsabile del Servizio Sanitario presso questo strategico distaccamento
Fonte: © ISAF.ESERCITO.DIFESA.it - 08/09/2009
KABUL - Presso la FOB «Sterzing» dislocata nella valle di Musahy, i paracadutisti del 186° reggimento «Folgore» svolgono giornalmente una fondamentale attività di presenza e sorveglianza finalizzata a supportare le molteplici attivita’ delle Forze di Sicurezza locali. Il principale obiettivo è quello di garantire quella sicurezza che lo scorso 20 agosto ha permesso a 5.000 abitanti della Valle su 6.000 di recarsi presso i seggi a votare.
Il Maggiore Giorgio Graziano , giunto a kabul lo scorso 18 agosto, è responsabile del Servizio Sanitario presso questo strategico distaccamento; Entrato nel bacino della Riserva Selezionata nel 2005, spinto dalla voglia di mettere la sua professionalità al servizio della Forza Armata ma anche dalla grande passione rimastagli nel sangue dall’esperienza vissuta nel 1984 con i paracadutisti del «Tuscania», l’Ufficiale Torinese è specializzato in traumatologia e ortopedia, e lavora abitualmente in una struttura privata accreditata presso il Servizio Sanitario nazionale, il «Villa Maria Pia Hospital» di Torino.
Una delle attività di maggiore rilievo è certamente quella che due volte a settimana lo vede impegnato ad effettuare visite mediche al personale civile che vive nella Valle di Musahy e che numerosa si presenta puntualmente davanti ai due edifici attrezzati appositamente per affettuare questa attività di supporto alla popolazione locale. Una media di circa 30 persone a volta, la maggior parte delle quali affette da lesmaniosi e malattie infettive alle vie respiratorie: «Stamane i casi di lesmaniosi, malattia dovuta alla scarsa igiene, erano solamente due sulle 32 persone visitate. Dato confortante se paragonato a quello di due mesi fa, quando il rapporto era invertito! In particolare abbiamo potuto constatare la guarigione di profonde lesioni cutanee ora completamente rimarginate grazie alle cure che gli avevamo allora prescritto. Mi è rimasta impressa una bambina di 12 anni con una lesione alla guancia talmente profonda da lasciare intravedere i denti…» racconta il Maggiore Graziano.
Oltre a garantire una accurata ed approfondita visita, lo staff sanitario della FOB provvede anche a fornire appositi medicinali finalizzati alla risoluzione delle problematiche riscontrate nonché integratori di varia tipologia e consistenti scorte di acqua. Non mancano dosi di riso, merendine e set scolastici per i più piccoli: «Dare loro numerose bottiglie d’acqua è diventato indispensabile, da quando abbiamo scoperto che diluivano gli antibiotici solubili con acqua di un fiume notoriamente inquinato, tanto da vanificare gli effetti benefici della terapia prescritta!!», precisa l’Ufficiale piemontese.
E’ molto importante avere un dialogo con queste persone che vivono da anni le realtà di questa valle, mirato a capire le loro abitudini e tradizioni. A volte un dettaglio in più, che potrebbe apparire insignificante, può aiutarci in maniera determinante a prescrivere la cura maggiormente appropriata. A volte si ottengono anche particolari informazioni che vengono riportate immediatamente alla sala operativa, centro nevralgico della FOB, per l’importanza che potrebbe riflettersi anche sulle nostre attività operative.
Non tralscia di sottolineare, Giorgio Graziano, l’importanza fondamentale di una assistenza sanitaria competente e soprattutto sempre pronta a muovere in brevissimo tempo, specie quando si ha a che fare, come avvenuto nel recente passato, con personale che rimane coinvolto dagli effetti devastanti delle esplosioni di quegli ordigni improvvisati che spesso vengono piazzati dagli insorti lungo le viabili abitualmente percorse dalle forze della coalizione ma anche da quelle di sicurezza locali: «i primi e maggiormente comuni effetti subiti dal personale che rimane coinvolto in questa tipologia di eventi, vanno dal comune trauma acustico alle lesioni piu serie che richiedono un’immediato riconoscimento e stabilizzazione».
A spingere il Maggiore Graziano verso una scelta di grande responsabilità, fino a lasciare in Italia la sua famiglia e le sue passioni, prime fra tutte il paracadutismo e il volo, una irrefrenabile convinzione nelle proprie motivazioni: «Sono qui per dedicare il mio tempo e la mia professionalità all’assistenza verso i ragazzi della «Folgore», grazie ai quali posso ritrovare quei Valori nei quali non ho mai smesso di credere: coraggio nel saper portare avanti certe scelte di vita e professionali e saper rappresentare il proprio paese con grande Dignità e onestà. E di questo sarò sempre molto grato ai ragazzi del Col. Aldo Zizzo (Comandante di ITALFOR XX, ndr) ».
A Palermo messe a punto le Strategie per il futuro
L'Esercito punta sui professionisti-soldato Riservisti saranno sempre più «stile Usa»
di Pier Paolo Garofalo
il Piccolo — 26 maggio 2009 pagina 04 sezione: ATTUALITÀ
http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2009/05/26/NZ_04_SOTT.html
TRIESTE Sempre più «stile Usa» le Forze di completamento dell’Esercito italiano, delle quali la Riserva Selezionata costituisce, dal 2001, il «fiore all’occhiello». Si tratta, in quest’ultimo caso, del bacino di professionisti, e in misura minore di ex ufficiali di complemento dallo stesso livello professionale, che pongono a disposizione della Forza armata le loro capacitià specifiche, troppo onerose da fare acquisire e mantenere tra il personale in servizio permanente, venendo se necessario richiamati in Italia o nelle missioni all’estero. Ormai sono quasi 500 e se tra loro si trova anche l’interprete di cinese e vietnamita come la sottotenente napoletana Carolina Orsini o l’agronomo di Cividale tenente Demis Ermacora, di una famiglia di conosciuti vinificatori, ingegneri e architetti, medici e psicologi, avvocati e consulenti legali sono i professionisti più rappresentati. In oltre 200 sono stati richiamati a Palermo per una «convention» di due giorni, la 3.a Sessione informativa sulla Riserva Selezionata, occasione di dibattito e di bilancio. I vertici della Forza armata hanno ormai una mentalità moderna e flessibile, che cozza però con legislazioni carenti o inadeguate, spesso sorpassate. La strada per le forze di riserva tuttavia è già intrapresa: si abbandonano i reggimenti e le divisioni «fantasma», allestite solo sulla carta nei piani di mobilitazione della Guerra fredda per orientarsi su reparti di minori dimensioni formati da personale di ogni rango, volontari di truppa, sottufficiali e ufficiali non in servizio permanente ma da richiamare in maniera organica. Contando così su un’innegabile maggiore coesione, affiatamento e standardizzazione dell’addestramento, tutti presupposti per una migliore efficacia operativa. Alcuni riservisti sono stati chiamati per stendere una relazione tecnico-legislativa sulle misure da adottare per incentivare l’ingresso e la partecipazione nella Selezionata, tutelarne giuridicamente i componenti e al contempo «compensare» aziende e datori di lavoro per la temporanea assenza del professionista-soldato. Tra le proposte sgravi fiscali alle imprese, compensazioni monetarie ai liberi professionisti, esenzioni dagli «studi di settore» per l’anno in cui s’indossa l’uniforme.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
63° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Galleria Immagini dal sito dell' Esercito Italiano:
http://www.esercito.difesa.it/root/media/immagini.asp#repubblica
(riceviamo e volentieri pubblichiamo)
IL CREST DEL XIII° CORSO DELLA RISERVA SELEZIONATA
dell'ESERCITO ITALIANO

lo stemma del XIII° corso dedicato agli "occhi della dea".
Nell'antica Grecia la civetta era considerata sacra per la dea Atena (da qui il nome del genere), dea della sapienza.
Gli "occhi della dea", ovvero quelli della civetta, aiutano la dea della sapienza a guardare
attraverso le tenebre grazie alla luce della conoscenza e dell'intelletto.
Bilancio di Unifil - Pozzuolo del Friuli
Youtube - Servizio di Telequattro (Circuito Retenord) sulla missione della Brigata Pozzuolo del Friuli in Libano.
Verso la fine della clip viene citato l'impiego di un Ufficiale medico della Riserva Selezionata:
http://www.youtube.com/watch?v=qie7pac3e0k&feature=channel_page
Ringraziamo RSEI per il filmato
Palermo 7-9 Maggio 2009
3^SESSIONE INFORMATIVA della "Riserva Selezionata"
|
11 MAGGIO 2009 |
|
RISERVA SELEZIONATA
Si è conclusa la due giorni di convegno dedicati alla Sessione Informativa della Riserva Selezionata dell’Esercito, ospitata a Palermo dal Comando Regione Militare Sud. Circa 200 professionisti/Ufficiali provenienti da tutta Italia si sono radunati nel capoluogo siciliano per partecipare ad una serie di dibattiti e incontri sul ruolo e le prospettive della "Riserva Selezionata" ovvero quell’aliquota di professionalità (ingegneri, architetti, medici, avvocati, giornalisti, ecc.) che prestano le loro competenze alle Forze Armate per periodi di tempo determinati, vestendo la divisa e i gradi da Ufficiale, sia in territorio nazionale che in teatri operativi fuori area. Alcuni di questi "riservisti" hanno già partecipato a missioni all’estero (Afghanistan, Iraq, Kosovo) offrendo un significativo contributo ai contingenti italiani impegnati nelle missioni di pace.
(fonte: Comando Regione Militare Sud) (foto: foto di gruppo dei partecipanti al convegno)
|
alcune immagini:


Convegno del Corpo d'Armata sulla "Riserva Selezionata"
dal sito ufficiale del Comune di Bagheria: http://www.comune.bagheria.pa.it:80/?idWebpart=5703&cmd=dettaglio&id=7554
Il Generale di Corpo d'Armata Giovanni RIDINO', Comandante militare per il territorio dell'Esercito sarà a Palermo domani, giovedì 7 maggio, per presentare alla stampa la due giorni di convegni sulla "Riserva Selezionata" che si terranno per la prima volta in Sicilia nei locali del Comando Regione Militare Sud di Palermo. Alle ore 11 è stata programmata una conferenza stampa nel corso della quale il Generale RIDINÒ e il Generale Mauro MOSCATELLI, Comandante della Regione Militare Sud, illustreranno i lavori della Ses-sione informativa e parleranno ampiamente della "Riserva Selezionata". Venerdì 8 invece inizieranno i lavori con una platea di oltre 200 Ufficiali riservisti, scelti tra le migliori professionalità del mondo civile. Infatti la Riserva Selezionata è una doppia opportunità sia per i professionisti civili che per la Forza Armata. I primi possono offrire le loro competenze in settori specifici della Forza Armata, in particolar modo nelle missioni all'Estero. Di contro la Forza Armata ha la possibilità di avvalersi di professionalità non compiutamente presenti negli organici effettivi. Nella due giorni di incontri e dibattiti si avvicenderanno competenti autorità militari e civili che si confronteranno sul tema del convegno: "Una sfida professionale, senso di appartenenza, motivazione e FormAzione".
(...)
NOVITA' SU FACEBOOK: Gruppo "RISERVA SELEZIONATA"
da qualche settimana è nato grazie all'ottima iniziativa di un collega
un nuovo gruppo di Facebook dedicato
esclusivamente
agli Ufficiali della Riserva Selezionata.
(Il gruppo "Riserva Selezionata" di Facebook è un gruppo chiuso.
I membri devono essere invitati o approvati dall'amministratore del gruppo.)
“3^ Sessione Informativa della Riserva Selezionata”
Si terrà a Palermo dal 7 al 9 Maggio 2009 la 3^ Sessione Informativa aperta agli Ufficiali appartenenti al
bacino della Riserva Selezionata.
bozza del programma (dal Blog del 2° Corso della Riserva Selezionata "Cincinnato"):
http://cincinnato.blog.tiscali.it//Sessione_informativa_a_Palermo_dal_7_al_9_maggio_2009_1971394.shtml
Da: Eolopress.it
http://www.eolopress.it/eolo/index.php?option=com_content&view=article&id=959:le-dinamiche-psicologiche-nelle-emergenze&catid=62:societa&Itemid=104

“Le dinamiche Piscologiche nelle Emergenze”
Di Giorgio Caviglia e Domenico Nardiello
NAPOLI- Eventi catastrofici, crisi umanitarie ed emergenze. Come affrontarle? Come si può intervenire in modo efficace? Come organizzare interventi di tipo psicologico, preventivi o di sostegno, in situazioni di disastro? Cosa accade alle persone coinvolte in un’emergenza? Sono questi alcuni dei temi affrontati nell’ultimo libro di due psicologi napoletani, Giorgio Caviglia e Domenico Nardiello, intitolato “Le dinamiche psicologiche nelle emergenze”, che in collaborazione con il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana sarà presentato presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli.
Si tratta di un volume quanto mai attuale alla luce degli ultimi catastrofici eventi che hanno colpito l’Abruzzo e che si rivolge non solo agli addetti ai lavori ma anche ai soccorritori o agli spettatori che si trovano coinvolti in eventi traumatici. In collaborazione con il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, il testo sarà presentato venerdì 17 aprile, alle ore 16 nell’aula “Pessina” della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, via Mezzocannone 2. “Si tratta di un testo – spiega uno degli autori, Domenico Nardiello, psicologo presso l’ASL Na2 di Ischia e Procida, e ufficiale psicologo della riserva selezionata dell’Esercito Italiano - che nasce dalla collaborazione tra psicologi e psichiatri di vari orientamenti e professionisti della salute mentale del corpo Militare della Croce Rossa italiana con l’idea di produrre uno strumento operativo che si fondi su contributi di persone che hanno vissuto, in diversa misura, il contesto delle emergenze”. E tanti sono gli esempi tratti sia dalla realtà e da testimonianze dirette, sia dalla letteratura, che gli autori descrivono e analizzano per spiegare le complesse reazioni psicologiche che si attivano negli esseri umani nel momento in cui si trovano ad affrontare uno stato di emergenza.
A chiusura, infatti, vi è un interessante capitolo che dà voce a coloro che hanno operato in prima linea nella difficile e destabilizzante realtà dell’emergenza. Si va dal racconto dell’esperienza “dura anche se entusiasmante sotto il profilo umano e professionale” all’ospedale di Baghdad di Alessandro Pagliacci, medico chirurgo, al racconto di Domenico Nardiello, psicologo arruolato nel Corpo Militare della Croce Rossa Italiana per due mesi nel territorio iraqueno, a Nassiriya, nel 2004, poco dopo l’attentato che ha visto morire i carabinieri della base Maestrale. O, ancora, l’esempio del sostegno psicologico dopo la frana ad Ischia nel 2006, il caso dell’incendio e affondamento della motonave “Achille Lauro” nel 1994, o il tragico schianto dell’aereo ATR-72 della Tuninter del 2005 a Palermo.
Di Giusy Iorlano
Giovedì 16 Aprile 2009
da "Il Tempo" - Interni Esterni
Dall'inviato Maurizio Piccirilli
01/04/2009
http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2009/04/01/1008489-arma_rosa_dell_italia_nella_missione_libano.shtml
il reportage
L'arma "rosa" dell'Italia nella missione in Libano
Il lavoro delle ufficiali della Riserva selezionata italiana. Il nostro contingente si preoccupa anche di organizzare corsi di italiano nelle scuole e agli adulti.
Sono l'arma segreta dell'Esercito Italiano. Un'arma già utillizzato con ottimi risultati In Bosnia, Kosovo Iraq e persino in Afghanistan. Sono gli ufficiali della Riserva Selezionata. Professionisti che mettono al servizio delle Forze armate e dell'Italia le loro capacità e professionalità nelle missioni all'estero. E non potevano mancare in Libano nel contigente Unifil. In questo periodo opera in Al Janoub, Sud Libano in arabo, la Brigata Pozzuolo del Friuli al comando del generale Flaviano Godio. Tra i suoi soldati anche ufficiali della Riserva selezionata. Il portavoce del comandante, tenente Roberto Vitali, è un giornalista «prestato» all'esercito ma ci sono anche donne che svolgono ruoli diversi a seconda della loro specializzazione. Ci sono architetti, psicologi, medici, country advisor, esperte di diplomazia. Tutte impegnate con il contigente e nelle attività in favore della popolazione civile.
Il maggiore Maria Ilaria Grosso, è un chirurgo che lavora a Milano all'Istituto nazionale tumori. Dal 21 giugno dello scorso anno fa parte della Riserva selezionata. E ora, distaccata alla base di Maraqa, base del ItalBatt1 dei Lagunari, svolge il suo lavoro di medico tra i militari impegnati in Unifil. «Il mio compito però si sviluppa essenzialmente fuori la base - spiega il chirurgo Maria Ilaria Grosso - facendo assistenza alla popolazione attraverso gli undici ambulatori presenti nella zona intorno a Maraqa». Qual è il vostro lavoro? «Assistenza sanitaria di base, gratutita, mentre qui in Libano la sanità è praticamnte tutta a pagamento. Sono soprattutto bambini, anziani e donne i nostri pazienti. Abbiamo, tra l'altro, iniziato uno screening di massa per la prevenzione del carcinoma mammario grazie alla possibilità di utilizzare un ecografo portatile».
E se scoprite qualcosa di patologico? «Allora indiriziamo la paziente a strutture ospedaliere che possono eseguire ulteriori accertamenti». Ma perché un medico, una donna, realizzata nel suo lavoro, sceglie di vestire una divisa e finire nel Sud del Libano? «Una scelta. Quella di vivere ideali in un contesto stimolante, dove gli ideali hanno ancora un significato. A differenza della società nella quale viviamo». La dottoressa Grosso non si limita a svolgere il suo ruolo di medico, infatti si adopera a coinvolgere le donne della provincia di Maraqa in attivtà culturali. «Organiziamo incontri con le associazioni di donne, di tutte le confessioni religiose e nel rispetto di ognuna di esse, su temi sanitari ma anche di interesse culturale. L'8 marzo abbiamo organizzato la festa della donna ed erano presenti rappresentanti sciite e cristiane».
Il nostro contingente si preoccupa anche di organizzare corsi di italiano nelle scuole e agli adulti. Un'attività che alla Brigata Pozzuolo del Friuli ora vede protagonista il maggiore Anna Maria Minelli, professione psicologa. Il suo primo impegno è: «Mantenere il benessere». Incontri individuali e di gruppo con i militari. «Si fanno anche training di rilassamento. Si discute di problemi legati alla lontananza o più strettamente familiari». Il maggiore Minelli si occupa di gestire i corsi nella municipalità di Tibinin presso la locale biblioteca. Corsi molto apprezzati dalla popolazione. Interventi a favore dei civili anche per l'altro maggiore della Riserva selezionata, Luisa Merola, architetto, che oltre a pianificare le strutture delle basi interviene nell'attività esterne. Professioniste in divisa in missione in Libano che rilanciano la qualità del sistema Italia.
Pagine d'attualità/ La missione in Libano raccontata dall'interno
"Operazione Leonte 3" di Gianfranco Peroncini (Edizioni Ares)

Il compenso dell’autore per ideazione, testo e fotografie, verrà interamente devoluto in beneficenza a enti e organizzazioni sociali libanesi scelti a cura del Comando 132a Brigata corazzata "Ariete".
Milano, 11 mar. (Apcom) - Un "diario per immagini ed emozioni" per raccontare dall'interno la missione di pace dei militari italiani in Libano: "Operazione 'Leonte 3' - L'Esercito italiano in Libano" (Edizioni Ares) è il nuovo libro che Gianfranco Peroncini, giornalista fotografo e maggiore della Riserva selezionata, dedica con grande passione all'impegno delle nostre truppe nel Paese dei cedri. Un volume che, accanto a una dettagliata ricostruzione storica sul Libano, mostra i molti volti dei soldati e delle soldatesse italiane e documenta, da un punto d'osservazione dichiaratamente schierato, il loro lavoro sul campo: dai pattugliamenti all'assistenza ai bambini disabili, dalla ricerca delle cluster bomb alla solidarietà che passa attraverso una pizza.
Peroncini, che ha girato il mondo tanto come giornalista quanto come militare, dedica il suo lavoro a quei soldati che prestano servizio "senza clamori, senza riflettori, senza l'occhio attento dei mass media spesso impegnati a rincorrere il sensazionale più grossolano. [¿] Vedrete - scrive il maggiore - in quei volti ora sorridenti, ora stanchi, ora cauti e guardinghi, ora commossi, i volti dei figli, dei fratelli, delle sorelle o delle fidanzate, di mariti e di padri, di mogli e di madri. Di vicini di casa, di amici e di conoscenti. Non sono santi e nemmeno eroi". E le fotografie scattate da Peroncini ci mostrano i volti dei militari italiani, colti quasi sempre in momenti nei quali la dimensione umana prevale su quella propriamente operativa. Una particolare attenzione il giornalista la riserva a quello che è uno dei cuori delle missioni di pace: l'assistenza e il sostegno alla popolazione civile. Così in una delle foto più amate da Peroncini vediamo una bambina libanese disabile che stringe una bandiera tricolore e tiene la mano di un soldato italiano, il cui volto non rientra nell'inquadratura, a testimonianza - ha spiegato l'autore - dell'impegno anonimo di tutto l'esercito a sostegno dei più deboli.
Elicotteri, blindati, soldatesse sorridenti, anziani con la kefiah, bellissime ragazze libanesi e anche panorami inaspettatamente innevati. Il Libano di Peroncini è lontano dai luoghi comuni sul Medio Oriente e vuole mostrare, riprendendo le parole del presidente della Repubblica Napolitano, che "la missione che lo strumento militare è chiamato ad assolvere in aree travagliate da crisi o da conflitti, spesso in condizioni ambientali difficilissime, è di creare sicurezza per il ripristino della legalità e il rilancio dello sviluppo". Compiti che possono essere assolti solo con una profonda conoscenza della realtà storica e sociale con cui ci si confronta, che il libro prova a riassumere nell'ampia sezione dedicata alle vicende libanesi.
Tra le tante storie personali che Peroncini racconta spiccano anche quelle dei cani specializzati nell'individuazione dell'esplosivo: impossibile non commuoversi per la storia di Blade, eroico pastore tedesco che è rimasto gravemente ferito in missione e che i veterinari hanno poi dovuto sopprimere. Alla lista, in rigoroso ordine alfabetico e non di grado, di tutti i militari che hanno preso parte alla missione di pace che chiude il libro, si potrebbe aggiungere anche il suo nome.
da: Rivista INARCASSA n. 4.2008
(Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti)
Militari italiani impegnati nella bonifica di una bomba inesplosa

La missione nella quale sono attualmente impegnati i nostri militari di stanza in Libano è stata denominata “Operazione Leonte 5”, e vede schierati sul campo 2.100 uomini tra Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare Arma dei Carabinieri.
L’area operativa è il cosiddetto “Sector West” della missione Unifil, ovvero United Nation Interim Force in Lebanon, guidata dallo scorso 28 novembre dal generale Flaviano Godio: un’area dalla notevole estensione, un immenso quadrato di territorio delle misure di circa 25 km per 30, delimitato a ovest dal mare Mediterraneo, a sud dal confine con Israele (la cosiddetta “Blue Line”); e poi ancora ad est dal settore a guida spagnola e a nord dal fiume Litani.
Sono circa 4.000 i militari agli ordini del generale Godio. Si tratta di un imponente schieramento interforze che può contare sull’apporto militare di diverse nazioni: rispetto all'organico complessivo della missione, infatti, i soldati italiani sono 2.100, mentre gli altri 1.900 provengono da paesi come la Francia, che mette in campo 450 uomini, il Ghana (850 militari), la Corea del Sud (350 militari), la Malesia (circa 250 uomini), compresa una componente proveniente dal Brunei, e infine un distaccamento sloveno.
I punti cardine della missione “Leonte 5” sono quattro. In primo luogo un capillare controllo del territorio, che si concretizza quotidianamente con la presenza costante, sia diurna sia notturna, delle pattuglie degli assetti operativi del Contingente. Strettamente legato a questo primo obiettivo è il secondo, ovvero la garanzia della libertà di movimento all’interno del settore controllato. Di vitale importanza per il raggiungimento del risultato è anche lo stretto coordinamento con le forze armate libanesi, con attività congiunte tra le L.A.F. (Libanese Armed Forces, ovvero le forze armate libanesi) e le nostre unità di manovra: coordinamento che trova applicazione, in particolare, attraverso il dispiegamento di pattuglie miste, sia motorizzate sia appiedate, lungo i vari itinerari dell’area d’operazione.
Quarto ma non ultimo tra i target è la realizzazione delle attività umanitaria. Un compito estremamente delicato, sia per l’integrazione sociale tra le forze Unifil e la popolazione locale, sia per la creazione di solide basi per la crescita del paese. Ad assolverlo sono le squadre schierate dal CIMIC, CIvil and MIlitary Cooperation, fautrici di una strettissima e costante cooperazione tra l’apparato civile e quello militare. “Le iniziative a favore della popolazione sono numerose – spiegano dal comando italiano – dalla realizzazione di progetti con fondi nazionali al coordinamento con le Ong per il sostegno alla popolazione, ai Q.I.P., ossia Quick Impact Projects, progetti di rapida realizzazione con fondi dell’ONU, fino al supporto medico a favore della cittadinanza locale”. E’ proprio questa l’attività più sentita dai team CIMIC che, con il supporto di ufficiali di elevata professionalità in ambito medico, che appartengono alla Riserva Selezionata dell’Esercito, allestiscono numerosi “Medical Care” nelle aree di responsabilità del contingente: veri e propri ambulatori mobili dove la popolazione locale può effettuare visite specialistiche.
Esistono anche team specializzati nell’ambito della bonifica delle aree in cui sono presenti ordigni inesplosi. Un compito quanto mai arduo: secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite, infatti, dalla fine della "Guerra d’estate" del 2006, la superficie del territorio disseminata di ordigni inesplosi di varia natura è stata stimata in circa 37,5 milioni di metri quadrati. Proprio su queste aree i team per la bonifica di ordigni esplosivi E.O.D. (Explosive Ordinance Disposal), e quelli specializzati nella per la bonifica di ordigni esplosivi improvvisati I.E.D.D. (Improvised Explosive Device Disposal), di concerto con le unità cinofile per la ricerca di esplosivi e mine, sino a oggi, sono riusciti ad individuare e far brillare oltre 3.150 ordigni, tra i quali oltre 2.900 cluster bombs, circa 170 tra razzi e proiettili da mortaio, e oltre 70 ordigni di varia natura. Attualmente, la superficie bonificata delle aree minate supera i 23.000 chilometri quadrati.
Il dislocamento delle nostre truppe, alle quali è stato affidata la delicatissima missione di “peace keeping” in un’area precedentemente dilaniata dall’aspro confronto tra l’esercito israeliano e le falangi di Hezbollah, è stato pianificato per consentire una presenza sul territorio che fosse la più capillare possibile, proprio al fine di favorire al massimo l’assolvimento dei numerosi compiti a cui sono chiamati i militari italiani.
La “sottile linea azzurra” incaricata di garantire la tranquillità e la sicurezza in una delle aree geografiche più “calde” e difficili del pianeta comincia nella cittadina di Tibnine, dove ha sede il quartier generale del contingente italiano e del Settore Multinazionale Ovest di Unifil, nonché il Reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, cui è affidato attualmente il ruolo di coordinamento dell’intera missione italiana. La seconda piazzaforte per ordine di importanza è invece stanziata nei pressi di Marakah, con comando del primo battaglione di manovra (nome in codice: ITALBATT 1) su base Reggimento Lagunari “Serenissima”. L’ultima tra le tre basi principali è quella di Al Mansouri, dove ha sede il comando del secondo battaglione di manovra (ITALBATT 2) con gli uomini del 5° Reggimento “Lancieri di Novara” con un’aliquota di soldati sotto il vessillo del 2° Reggimento “Piemonte Cavalleria”.
Assieme ai distaccamenti principali esistono anche le cosiddette basi “satellite”, dislocate per un controllo più mirato e capillare del terreno di manovra: tra queste la base di Hariss, dove ha sede il Signal Battalion, reso operativo dall’11° Reggimento Trasmissioni, in cui è però inserita anche la compagnia NBC del 7° Reggimento NBC “Cremona”, di stanza a Civitavecchia. A quest’ultimo è stato affidato il compito di assolvere mansioni istituzionali e, in particolare, di fornire un’adeguata assistenza tecnico-operativa nel settore specialistico della difesa NBC, ossia nei settori nucleare, chimico e batteriologico, in favore delle forze terrestri impegnate in operazioni di risposta alle crisi internazionali. Alla base satellite di Shama hanno sede, invece, il Gruppo Supporto e Aderenza su base 1° Reggimento di Manovra di Rivoli, rientrato in Patria da qualche giorno, e l’Engineer Battalion su base 3° Reggimento Genio Guastatori.
Da non dimenticare, infine, la partecipazione di 40 uomini dell’Arma dei Carabinieri, ai quali sono stati affidati compiti di polizia militare, nonché ufficiali e sottufficiali, in forza a Marina e Aeronautica.
|
23-Jan-2009
Presentato il libro di Francesca Perna “Angeli di frontiera”
Il libro è dedicato al fratello di Francesca Perna deceduto durante una missione di pace
Dal Sito MAREMMA NEWS
|
|
di Diletta Ciacci
Grosseto: E’ stato presentato, presso l’aula magna del Polo universitario di Grosseto, il libro di memorie "Angeli di frontiera", redatto dalla giornalista Francesca Perna e dedicato al fratello Giuseppe, capitano di fanteria, che perse la vita durante il rientro da una difficoltosa missione di pace.
Nel corso della cerimonia, per ricordare l’umanità di Giuseppe Perna, soprannominato “capitano delle merendine”, per l’abitudine di offrire parte della colazione ai bambini affamati, che vivevano presso la base, erano presenti, oltre a Francesca Perna, caporedattore del settimanale "Europa Toscana", il sindaco Emilio Bonifazi e le massime autorità militari. Il testo, come sostenuto dall’autrice, pur presentandosi come un volume di memorie dedicato al fratello, testimonia la solidarietà e l’umanità, dimostrata dai soldati italiani in missione, oltre che ai sentimenti e alle emozioni, provate dai militari per la solitudine e la lontananza da casa. L’autrice, che ha ottenuto nel 2003 la nomina a ufficiale dell’esercito, con grado di tenente della riserva selezionata, con la qualifica di giornalista ha potuto lavorare nell’ufficio di pubblica informazione del Regional Command West di Isaf in Afghanistan, provando personalmente le emozioni e le sensazioni, che fino ad allora le erano state raccontate dal fratello.
Il libro di memorie, come precisa l’autrice, si presenta pertanto come un testo dedicato, non solo allo scomparso Giuseppe Perna, ma a tutti coloro che tuttora partecipano attivamente alle operazioni di pace. |
(riceviamo dall'autore e volentieri pubblichiamo)
RECENSIONE
La Decimazione
Amore e morte sullo sfondo della Grande Guerra
di Vincenzo Santoro, Capitano della Riserva Selezionata e studioso di storia e giustizia militare

Il libro è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale e rappresenta un efficace affresco storico sulle vicende legate alla Brigata Catanzaro, di cui fa parte il giovane protagonista, Stefano Mancuso. L’ufficiale partecipa con slancio patriottico alla Grande Guerra ma, all’iniziale entusiasmo, si contrapporrà col passare dei giorni il vero volto della guerra fatto di crudeltà ed orrore. Gli eroici assalti alla baionetta, il cameratismo ed il coraggio dei fanti, saranno drammaticamente bilanciati dai massacri quotidiani e dalla dura vita di trincea, nonché dalle fucilazioni a seguito di esecuzioni sommarieAvvenimenti questi che incideranno pesantemente sulla sua vita di uomo e soldato. Frutto di ricerche sul sistema disciplinare attuato durante la Prima Guerra Mondiale, il libro tratta, in forma romanzata, sia le vicende belliche dell’eroica Brigata Catanzaro (il cui 141° reggimento fu insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare), sia i tragici episodi che culminarono con l’applicazione della terribile pena della decimazione in due casi, e più precisamente nel maggio 1916 presso il Monte Mosciagh (vicino Asiago) e nel luglio 1917 a Santa Maria la Longa (Udine) per reprimere la più grave rivolta mai avvenuta in seno al Regio esercito italiano.
Per l’acquisto rivolgersi in libreria oppure contattare direttamente l’Autore: cell. 3316007568
NEW!! Organizzazione per il Completamento dell'Esercito.
Programma dei Richiami per l'anno 2009
(scaricabile dalla Homepage, in basso a sx, nella sezione DOCUMENTAZIONE UTILE)
La Pozzuolo insegna l'italiano a 60 ragazze
il Piccolo — 08 gennaio 2009 - pagina 03 - sezione: GORIZIA
link: http://ricerca.quotidianiespresso.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2009/01/08/GO_18_PIED.html
I caschi blu della Brigata di Cavalleria «Pozzuolo del Friuli» hanno avviato all’orfanotrofio di Tibnin un corso di lingua italiana rivolto a 60 ragazze libanesi. Oltre al contributo per il mantenimento del rispetto della risoluzione 1701 della Nazioni unite previsto dal mandato internazionale dell’Onu, nel sud del Paese mediorientale i militari goriziani stanno portando anche un po’ della nostra cultura. A tenere le lezioni a bambine e ragazze di età compresa tra gli 8 e i 21 anni è il sottotenente Viviana Conte. Dalla prossima settimana le allieve dell’ufficiale della riserva selezionata dell’Esercito saranno divise, in base all’età, in due differenti classi. Nel frattempo hanno già imparato a formulare le frasi di cortesia più semplici. L’attomosfera ricreata dall’insegnante è positiva. A inaugurare il corso sono stati il direttore dell’istituto libanese, Mohammed Fawaz e il comandante della cellula Cimic-Cooperazione civile militare dell’operazione Leonte 5, tenente colonnello Roberto Di Giorgio. Nel discorso di prassi, il direttore Fawaz ha ringraziato i caschi blu italiani per l’attenzione rivolta da sempre alla realtà dell’orfanotrofio di Tibnin e, in particolare, ha lodato l’attività della Pozzuolo «che aveva promesso un ritorno e ha mantenuto la parola data». I rapporti tra la brigata goriziana e l’orfanotrofio sono iniziati sin dal principio della missione guidata nel 2006 dal generale Paolo Gerometta. A Natale il generale Flaviano Godio, attuale comandante del contingente multinazionale nel settore Ovest di Unifil, aveva distribuito dei doni alle ospiti dell’istituto insieme alle autorità locali e agli ufficiali dell’esercito libanese. Stefano Bizzi
BUON 2009!
AUGURI A TUTTI I FREQUENTATORI DEL SITO
CREST DELL' XII° CORSO DELLA RISERVA SELEZIONATA

IL MOTTO: "Intellectus pro nationibus"
esprime lo spirito della Riserva Selezionata: la capacità di portare ai popoli interessati dai conflitti il nostro intelletto.
Una divisa simbolo di pace
La storia dei riservisti campani impegnati in missioni di pace all’estero. Ecco gli ultimi arruolati, tutti campani: un chirurgo, uno psicologo, tre architetti e una giornalista
DA WWW.COLONNAROTTA.IT
LINK: http://www.colonnarotta.it/Una-divisa-simbolo-di-pace
Hanno deciso di indossare la divisa e di andare in prima linea. Pronti a partire per le zone più calde del mondo: Afghanistan, Libano, Balcani. Ma non per fare la guerra ma per difendere la pace. Un chirurgo, uno psicologo, tre architetti e una giornalista, tutti campani, sono stati nominati ufficiali delle forze di completamento della Riserva selezionata dell’Esercito.
Si tratta di uno speciale serbatoio di professionisti, creato dalla forza armata, da impiegare per assolvere incarichi particolari e per periodi di tempo determinati, sia all’estero che sul territorio nazionale. A diventare professionisti con le “stellette” sono stati i sei professionisti campani: Vito D’ambrosio, chirurgo, Addolorata Bennio, Anna Cantalice e Iolanda Scocca, architetti, Domenico Nardiello, psicologo, Giuseppina Iorlano, giornalista.
Una professione, la loro, che da oggi correrà lungo un doppio binario: uno civile, uno militare. Insomma, una sorta di ufficiali in “stand-by”. Delle 2800 domande finora presentate allo Stato Maggiore della Difesa ben 1792 sono state scartate e l’iter di nomina è molto lungo. Dalla domanda ai gradi possono passare diversi anni tra analisi dei curricula, colloqui, visite mediche, valutazioni psico-attitudinali. Vito D’ambrosio, 46 anni, è chirurgo presso l’azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli. Nominato con il grado di maggiore, ha deciso di indossare oltre al camice bianco anche la divisa “per salvare vite umane, in particolare nelle aree del mondo dove in questo momento è più richiesta la mia professionalità”. Molti di questi professionisti, infatti, dopo essere stati preparati presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito di Torino, saranno presto richiamati per partecipare, insieme al contingente italiano, alle missioni di peacekeeping all’estero. E c’è chi tra di loro di missioni di pace non ne è a digiuno.
Come Domenico Nardiello, psicologo 43enne, dipendente dell’Asl NA 2, presso l’Unità Operativa di Salute Mentale di Ischia e Procida, che in qualità di ufficiale del corpo militare della Croce Rossa Italiana è già stato in Iraq partecipando, nel 2004, alla missione Antica Babilonia. Per tutti, comunque, una scelta meditata e fortemente voluta, come conferma Dora Bennio, 45 anni, architetto napoletano: “Si tratta di un nuovo percorso professionale e di vita. Porterò la mia formazione e la mia professionalità aggiornate e adeguate alle necessità odierne, al tempo, cioè, delle missioni di peacekeeping all’estero”. Paura? “Nella giusta dose – spiega sicura il neo-Maggiore - C’è stata una giusta valutazione del rischio e anche in famiglia tutti hanno condiviso questa mia scelta. Mi piace sempre mettermi in discussione e fare esperienza in un contingente internazionale sarà sicuramente interessante”.
(lunedì 1 dicembre 2008)
UNUCI
Pubblicazione mensile dell'Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia
Anno LIX - Settembre/Ottobre 2008 - Sez. "Il Riservista" a cure del Gen. B. Angelo Silva
Lettera del Cap. Danilo Fumagalli


GIORNATA DELLE FORZE ARMATE E DELL'UNITA' D'ITALIA
90° ANNIVERSARIO
MILANO - 8 Novembre 2008










Link diretto al PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI:
http://www.difesa.it/backoffice/upload/allegati/2008/{639DA9A6-7F44-4A83-8A6E-D54B3778CD6F}.pdf
Raduno Nazionale delle Associazioni d’Arma
Trieste, 02 novembre 2008

Il Ministro della Difesa al 2° Raduno Nazionale di Assoarma e 90° anniversario della Prima Redenzione di Trieste
Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, accompagnato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen.Vincenzo Camporini, si è recato a Trieste per prendere parte al 2° Raduno delle Associazioni combattentistiche e d’Arma (Assoarma) e alla commemorazione del 90° anniversario della Prima Redenzione della città. All’evento, che si è svolto alla presenza di un folto numero di membri delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, erano presenti anche il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, il Presidente della Provincia di Trieste, Teresa Bassa Poropat, il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, il Presidente di Assoarma, Gen. C.A. Giuseppe Calamani, molte Autorità civili, militari e numerosi cittadini.
http://www.difesa.it/default.htm

REPORTAGE FOTOGRAFICO DEL RADUNO a cura di RSEI:

ARTICOLO SUL CORRIERE DELLA SERA DEL 1° NOV.2008
di Giangiacomo Schiavi
http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/01/missione_del_chirurgo_soldato_Libano_co_7_081101067.shtml


|
31 OTTOBRE 2008 |
|
"I PALAZZI DELL’ESERCITO A MILANO"
È stato presentato, ieri, nella Sala Teatro della Scuola Militare Teuliè, il libro "I Palazzi dell’Esercito a Milano" di Angela Calvini, giornalista del quotidiano "Avvenire" e Capitano della Riserva Selezionata, edito da Mursia. Un volume fotografico che apre virtualmente le porte dei luoghi storici dell’Esercito a Milano, Palazzo Cusani, l’Ospedale Militare, il Quartiere delle Milizie, la Caserma Santa Barbara e la Caserma Montello, la Scuola Militare Teuliè, che conservano le memorie del passato militare della città. Alla serata hanno partecipato il Dottor Mario Cervi, editorialista de "Il Giornale", il Generale Franco Cravarezza, Comandante della Regione Militare Nord, il Generale Camillo De Milato, Comandante Militare Esercito Lombardia, e il Rettore dell'Università Cattolica di Milano, Professor Lorenzo Ornaghi.
(fonte: Comando Militare Esercito "Lombardia") (foto: Frontespizio I Palazzi dell'Esercito a Milano)
|
DAL SITO DELL'ESERCITO ITALIANO
http://www.esercito.difesa.it/root/News/news.asp
MILANO - 30 OTTOBRE 2008

ALCUNE IMMAGINI DELLA SERATA:

L'AULA MAGNA DELLA SCUOLA MILITARE TEULLIE' DI MILANO GREMITA

da sx:
- Gen. Div. Franco Cravarezza, Comandante della Regione Militare Nord
- Gen. B. Camillo de Milato, Comandante della Regione Militare Lombardia
- Francesco Specchia, Giornalista
- Cap. Angela Calvini, Ufficiale della Riserva Selezionata, Giornalista e Autrice del libro

Angela Calvini, autrice del libro "I PALAZZI DELL'ESERCITO A MILANO" intervista il Prof. Nando Dalla Chiesa

- Francesco Specchia
- Cap. Angela Calvini
- Pier Gianni Prosperini, Alpino Paracadutista Ufficiale Medico, Assessore Regionale ai Giovani, Sport e Promozione Attività Turistica
Su indicazione del Comando Militare Regionale Lombardia si segnala che
I Funerali di Stato per Delfino Borroni
l’ultimo reduce italiano della Grande Guerra e l’ultimo cavaliere di Vittorio Veneto
si terranno presso il
Duomo di Milano mercoledì 29 Ottobre alle ore 11:00
Partecipiamo numerosi....
Dal sito dell'Esercito Italiano:
http://www.esercito.difesa.it/root/News/news.asp
|
29 OTTOBRE 2008 |
|
L’ULTIMO ADDIO A DELFINO BORRONI
Oggi, sotto una pioggia battente, migliaia di persone hanno reso l’ultimo tributo a Delfino Borroni nel Duomo di Milano dove è stato celebrato il rito funebre. Delfino Borroni l’ultimo Cavaliere di Vittorio Veneto, l’ultimo veterano del 1° Conflitto Mondiale, il bersagliere più anziano e il testimonial del CalendEsercito 2008. La salma, collocata su un affusto di cannone del Reggimento Artiglieria a Cavallo “Voloire” di Milano, è stata trasportata fin sul sacrato del Duomo, dove una Compagnia di formazione in armi, ha reso gli onori. A rendere omaggio alla salma è intervenuto il Ministro della Difesa, Onorevole Ignazio La Russa, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Fabrizio Castagnetti, le Autorità della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano, una folta rappresentanza delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma e numerosi milanesi.
(fonte: Comando Militare Esercito Lombardia) (foto: La salma all’interno del Duomo di Milano) |
Articolo del Magg. Par. Roberto Bianconi su "Folgore" di Settembre 2008:

link: www.assopar.it/pdf/Folgore_08/09_08.pdf

DA "MAGAZINE" DEL CORRIERE DELLA SERA DEL 02.10.2008
(Articolo Di Enrico Mannucci)
ATTENZIONE!! PER INFORMAZIONI UFFICIALI VISITARE IL SITO
DELL'ESERCITO ITALIANO:
http://www.esercito.difesa.it/root/organizzazione/ispett_rfc_riservasel.asp


NEWS: ESERCITO ITALIANO AGGIORNA ED AMPLIA SUL SITO UFFICIALE TUTTA LA SEZIONE RIGUARDANTE LA RISERVA SELEZIONATA:
http://www.esercito.difesa.it/root/organizzazione/ispett_rfc_riservasel.asp
AGOSTO '08 - BUONE VACANZE A TUTTI GLI UTENTI DEL SITO!
CREST DELL' XI° CORSO DELLA RISERVA SELEZIONATA

DAL SITO DELL'ESERCITO ITALIANO:
http://www.esercito.difesa.it/root/News/news.asp
|
23 GIUGNO 2008 |
|
GIURANO GLI UFFICIALI DELLA RISERVA SELEZIONATA
A Torino, il 20 giugno presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell'Esercito, si è svolta la cerimonia di giuramento dei 31 Ufficiali della Riserva selezionata, laureati nelle discipline mediche, umanistiche, scientifiche, giuridiche e tecniche, che hanno frequentato l'11° Corso. Il periodo formativo, suddiviso in diversi momenti didattici, ha lo scopo di fornire agli Ufficiali la conoscenza adeguata per un corretto inserimento nella Forza Armata anche in considerazione di un possibile impiego futuro per interventi di peacekeeping fuori area. Le attività previste dal programma spaziano dallo studio di discipline teoriche come Regolamenti, Difesa NBC, Cooperazione Civile e Militare, a quelle pratiche sull'impiego dell'armamento individuale, educazione fisica e addestramento individuale al combattimento.
(fonte: Comando delle Scuole) (foto: Archivio - Ufficiali della Riserva Selezionata) |
GIUGNO 2008
Aggiornato il FORUM della Riserva Selezionata
http://www.riservaselezionata.it/FORUM/tabid/53/mid/387/groupid/4/Default.aspx
MAGGIO 2008
Presentazione del libro di Marina Catena:
"UNA DONNA PER SOLDATO"-Diario di una tenente italiana in Libano
edizioni BUR-RIZZOLI
che si svolgera' a Roma il 22 maggio alle 18:00 alla LUISS in Viale Romania 32. Altre presentazioni sono a Torino il 23/05 e a Livorno il 29/05.
Il libro esce in libreria il 21 maggio. I proventi sono devoluti all'orfanotrofio femminile di Tibnin (Libano del sud).
dowload:
INVITO
MAGGIO 2008
Un sincero "in bocca al lupo!!" ai Colleghi Ufficiali che si accingono a frequentare il Corso di Torino.
DA IL MATTINO di Padova - 09 Marzo 2008:
http://mattinopadova.repubblica.it/dettaglio/Ufficiale-Martina-Lando-missione-Libano/1432406/1
Da interprete per le aziende alla Riserva selezionata dell'Esercito
di Anna Sandri
Dottoressa Martina Lando, sottotenente Lando. «Sì: in questo momento sono un ufficiale della Riserva Selezionata dell'Esercito, impegnata in Libano».
Come ci è arrivata? «Stavo lavorando a contratto con aziende, settore export, e ho saputo che l'Esercito cercava professionisti da trasformare in ufficiali a tempo determinato per il Libano. Io sono specializzata in relazioni internazionali e la mia grande passione è il Medio Oriente. Fare domanda mi è sembrato naturale».
Le sue competenze devono essere ben solide: la domanda è stata accettata. «E' stato un percorso lungo: colloqui e test a Firenze, Bologna, Roma e finalmente la Scuola a Torino, la vera formazione da ufficiale. Con tanto di esercitazioni con le armi: la prima volta con una pistola, la sentivo così diversa da me. Poi ho sparato: tutti a bersaglio».
Prima di iniziare, cosa sapeva dell'Esercito? «Nella mia famiglia nessuno porta la divisa. Però mio papà ha sempre avuto massimo rispetto per le Forze Armate, e certi sentimenti si trasmettono. A 18 anni un pensierino per l'Accademia lo avevo fatto, ma nulla di più».
Lei ha fatto gli studi superiori in un istituto tecnico. «Avevo 14 anni, mi vedevo nella moda, però dal lato artistico. Solo che alle medie mi era toccato il tedesco, così alle superiori l'inglese e il francese mi sembravano acqua fresca. Mettici un po' di talento, sono stati gli insegnanti a indirizzarmi al ramo linguistico, che ho continuato all'Università. Ci stava con la mia passione per i viaggi».
Inquieta? «No, curiosa. E fortunata: ho iniziato a viaggiare da sola a 13 anni, i miei non mi hanno ostacolata».
E l'amore per il Medio Oriente? «Io ho 18 anni e il professore di religione ci parla dell'Islam e dell'Ebraismo. Si apre una porta nella mia mente: da quel giorno ho iniziato a studiare le differenze e in particolare l'Islam. L'arte, la religione, la politica. Non ho più smesso».
E così è arrivata in Libano, con le stellette. «Il Libano è un paese meraviglioso: duro, complicato. Una struttura sociale con enormi potenzialità».
La Brigata Ariete, di cui lei in questo momento a tutti gli effetti fa parte, è impegnata in una missione di pace e di controllo. «E' stato un elemento decisivo nella mia scelta».
Una sua giornata tipo. «Il mio ruolo, dettato dalle mie competenze, è quello di consulente sociopolitico del generale Paolo Ruggiero, che comanda le operazioni nel Settore Ovest. Mi alzo presto, alle 8 sono già operativa assieme a uno staff internazionale e con interpreti locali. Leggiamo tutti i giornali, controlliamo le notizie dell'ultima ora sui siti internet e in tv. Poi inizia l'incrocio dei dati, la valutazione della situazione: e si prepara il primo rapporto al comandante».
Una situazione che cambia ogni giorno. «Ogni giorno è un po' riduttivo. Monitoriamo in continuazione, perché le cose cambiano di ora in ora: quando esci per un incontro, quando prendi una decisione, devi sapere qual è l'equilibrio sociopolitico di quell'esatto momento. Con 18 confessioni religiose diverse, basta mezz'ora per cambiare tutto. Per capire l'oggi devi conoscere la storia».
Sette giorni su sette? «Sì, ma va bene così».
Riserva Selezionata e donna. Problemi? «L'equilibrio arriva naturalmente: stiamo dividendo tutti lo stesso impegno. Quando sono Martina apprezzo la cavalleria; se sono un sottotenente, siamo tutti uguali».
Sempre alla base? «Assolutamente no. Proprio il mio ruolo di consulente del generale mi fa uscire spesso: vedo un paese di grandi contraddizioni. Prendi Beirut, che ha di tutto e di più, e prendi il sud, dove non c'è nulla».
Come sono visti gli italiani dalla popolazione? «Benissimo: portiamo aiuti molto concreti. Rifacciamo il pavimento di una scuola, ristrutturiamo un edificio. Diamo assistenza sanitaria, oppure, come è accaduto, doniamo seimila alberi da frutto a una tra le municipalità del Sud che più hanno sofferto durante l'ultimo conflitto: provate a immaginarne il senso».
Tempo libero? «Si ritaglia. Prima si va in palestra a scaricare la tensione. Poi faccio cose da donna: lo shampoo, la crema. Leggo. L'ultimo, "Mille splendidi soli", spietato e vero».
Svaghi? «La musica: ho scaricato sull'i-Pod di tutto. Amo la classica, il blues».
Soddisfazioni? «Ogni giorno. In un lavoro svolto bene, nei sorrisi della gente a cui portiamo aiuti. Anche nel relax di un bicchiere di vino con i colleghi, finito il dovere d'ufficio».
Sottotenente: lei ha 32 anni, vive con i genitori, ha un contratto a termine. Se permette, una perfetta bambocciona.
«Come molti miei coetanei, a chi ci chiama bamboccioni avrei qualcosa da dire. Vivo con i miei perché dopo aver viaggiato per anni ho un grande bisogno della mia famiglia, e non mi considero una precaria: l'Esercito sta esaltando le mie competenze, mi sento una professionista compiuta per la prima volta nella mia vita. Ogni giorno accumulo un patrimonio di esperienza difficile perfino da descrivere».
Come vivono i suoi genitori questa sua missione? «Sono più tranquilli adesso di quando viaggiavo da sola».
Si guadagna bene. «Sono partita senza nemmeno chiedere quanto avrei guadagnato».
Il futuro? «Finché porto la divisa e il basco blu, il mio futuro è oggi. Poi si vedrà. Se penso di restare, ho tempo fino ai 40 anni per presentare domanda. Sempre che venga accettata».
Ci proverà? «E' la mia filosofia: non cercare le cose, e le cose accadranno».
DA TargatoCN - QUOTIDIANO ONLINE DELLA PROVINCIA DI CUNEO :
http://www.targatocn.it/it/internal.php?news_code=46127#immagini
Alpini: l'8 marzo vissuto da sei donne in uniforme a Kabul
Anche in Afghanistan l’otto marzo viene celebrata la giornata delle donne. La condizione femminile non è paragonabile a quella che esiste nei paesi occidentali, specie dopo la parentesi talebana, che ha fatto registrare un balzo indietro nel tempo. Tuttavia, la situazione sta progressivamente cambiando: esiste un ministero degli affari femminili ed i dati sulla condizione femminile sono in miglioramento. L’accesso all’assistenza sanitaria si sta estendendo sempre di piu’, mentre il numero di bambine che frequentano la scuola e’ sensibilmente aumentato rispetto al 2001. Esistono comunque delle notevoli differenze tra le aree urbane e quelle rurali del paese. Particolarmente in queste ultime lavorano gli Alpini del nostro contingente, impegnati nel delicato compito di garantire un ambiente sicuro dove sia possibile promuovere la parita’ di diritti ed avviare un serio processo di ricostruzione. Nei ranghi del Contingente ci sono numerose donne, delle quali 22 appartengono al 2° Reggimento di Cuneo, con molteplici incarichi: comandanti, conduttrici, mitraglieri, fucilieri ma anche architetti, biologhe e addette stampa. In occasione della giornata a loro dedicata, abbiamo voluto incontrarne qualcuna per parlare della loro esperienza professionale e umana sicuramente fuori dal comune.
Il Tenente Valeria Miciotto, 30 anni, di Borgo San Dalmazzo, laureata in scienze strategiche, è il vice comandante della 23^ compagnia del battaglione di manovra. E’ alla sua seconda esperienza in Afghanistan. La prima, sempre con il 2° Reggimento Alpini di Cuneo, nel 2006, l’ha vista quale prima donna impegnata al comando di uomini in un territorio estero che non fossero i Balcani. Attualmente la sua compagnia è responsabile nel mantenimento della sicurezza in alcuni distretti di Kabul. Tenente, lei è la seconda volta che partecipa alla missione di pace a Kabul. Il suo reggimento nella passata missione ha subito la perdita di 5 militari. Non ha provato remore all’idea di tornare? "Non direi, anzi siamo qui anche per onorare la loro memoria. Le eventuali remore si superano tramite l’addestramento e la consapevolezza di essere preparati. Il secondo reggimento alpini è alla sua quarta missione all’estero e prima di venire qui ha effettuato un ciclo addestrativo propedeutico di 5 mesi prima di essere immesso in teatro operativo. L’ambiente dove ci troviamo è complesso ma in ogni caso ho visto sensibili miglioramenti rispetto al 2006, quindi vuol dire che stiamo lavorando nella giusta direzione". Come si sente una donna a capo di più di cento colleghi maschi? Non ha mai avuto problemi nell’esercitare la sua azione di comando? "Anzitutto preciso che la compagnia la comanda un capitano e non la sottoscritta. In qualità di vice comandante ho sicuramente molte responsabilità. Esco spesso con le pattuglie per controllare gli ordini che ho contribuito ad impartire e non ho mai avuto problemi a essere l’unico ufficiale donna al reggimento. La differenza uomo-donna non conta quando gli ufficiali ti riconoscono come leader capace e determinato. E’ importante la professionalità e la preparazione". Ci dice un segreto per essere un buon comandante? "All’inizio sicuramente essere umili e saper ascoltare. Io ho avuto la fortuna di trovare in campo professionale degli ottimi comandanti e maestri. In secondo luogo è importante lo studio della missione che devi affrontare e non per ultimo fermezza e determinazione". Cosa fa la sua unità in Afghanistan? "La 23^ compagnia è impegnata in attività di controllo del territorio e di assistenza alla popolazione civile. Da due settimane poi un plotone dei nostri sta addestrando i militari dell’esercito nazionale afgano: attività di pattuglie, posti di blocco ma anche posti di osservazione e lezioni per riconoscere gli ordigni improvvisati. Tante attività, non si sta fermi un attimo".
Poca tregua anche per il Primo Caporal Maggiore Roberta Zimbaro, 24 anni di origine calabrese ma residente a Borgo San Dalmazzo, diplomata, che incontriamo presso la base avanzata 'Impavida' che gli Alpini del 2° reggimento stanno presidiando a quaranta km a sud di Kabul per portare autorità, sicurezza e ricostruzione in una regione che, seppur vicina alla capitale, risulta essere isolata e remota per le asperità delle vie di comunicazione. La troviamo intenta a distribuire il rancio ai colleghi. Qui cadiamo nei luoghi comuni. Donna uguale fornelli? "No, assolutamente no - risponde il giovane caporale sorridendo -. Qui nella base siamo pochi e tutti devono saper fare tutto. Ieri sera ho smontato di pattuglia, oggi ero di riposo fino al primo pomeriggio ma ho visto i miei colleghi in difficoltà e non sono riuscita a stare con le mani in mano. Oggi li aiuto io, domani sarà il loro turno". Quindi grande cameratismo… "Beh, quello penso sia la base dell’essere militari. Gli alpini poi sono campioni di solidarietà, non trova?" Certo, certo… a proposito di solidarietà, quand’è stata l’ultima attività che avete fatto per la popolazione locale? "Ieri i miei colleghi hanno prestato assistenza sanitaria subito fuori dalla base. C’è un team di medici che cura gli afgani della valle che si presentano. Ogni volta ne vengono una cinquantina…" Ed è una cosa che viene fatta con quale cadenza? "Dipende… in media quattro volte alla settimana ma come le ho detto dipende dalle esigenze dei locali e dai nostri impegni. Oggi ad esempio, il capitano - parlando con il malek - ha avvertito che c’è ancora bisogno di capi invernali per la popolazione ed ha organizzato una distribuzione di indumenti che abbiamo raccolto a Cuneo prima di partire". Il progetto 'Granda-Kabul'? "Esattamente. Tre mesi prima di partire abbiamo iniziato una raccolta di fondi e di materiali di vario genere. Oggi distribuiremo una parte degli indumenti raccolti grazie alla generosità dei cuneesi".
Responsabile della distribuzione degli aiuti raccolti in Patria è l’unità addetta alla cooperazione civile e militare.
Questa non si occupa solo della distribuzione dei materiali e dei generi di prima necessità di cui la popolazione abbisogna ma anche della costruzione di infrastrutture, anche sulla base delle richieste degli anziani dei villaggi e dalle autorità governative. Inquadrata in questo nucleo abbiamo il Capitano Oriana Papais, 38 anni, friulana, architetto, militare della riserva selezionata e quindi tecnico civile che si è data disponibile, dopo un corso di addestramento per vestire l’uniforme, a mettere la sua esperienza professionale al servizio dell’Esercito per un periodo di sei mesi. Come mai questa decisione di lasciare la vita professionale e di abbracciare per 6 mesi l’esercito? "E’stata una decisione ben ponderata. Non si può liquidare in due battute. Così su due piedi direi per la curiosità di conoscere culture diverse ed ampliare il mio bagaglio professionale e culturale. L’esercito negli ultimi anni ha fatto un vero balzo in avanti dando la possibilità anche ai civili richiamati di poter mettere al servizio della comunità le proprie esperienze professionali per aiutare popoli lontani. E allora mi son detta, perché non farlo?" Qual è il suo compito adesso in Afghanistan? E’ alla sua prima esperienza all’estero? "No, questa è la mia seconda esperienza. Sono già stata nel 2005 a Herat, sempre in Afghanistan. Cosa faccio? Progetti per la costruzione o il restauro di scuole, asili, cliniche e pozzi. Due anni fa invece abbiamo ristrutturato il pronto soccorso dell’ospedale di Herat e ampliato la linea dell’acquedotto". Quali programmi avete in cantiere? "Al breve dovremmo iniziare i lavori per ampliare una scuola nella valle di Musahi vicino alla base avanzata degli Alpini a sud di Kabul. Attualmente gli studenti sono sotto tenda mentre noi vogliamo dargli una adeguata collocazione dentro un’infrastruttura. Oltre questo abbiamo inoltre intenzione di ristrutturare alcune cliniche e completare di servizi igienici molte delle scuole già esistenti nella nostra area di competenza. Stiamo studiando inoltre la possibilità di rifare gli argini del fiume Kabul in un quartiere cittadino e asfaltare alcuni tratti di strade". Ma una volta approvati i vostri progetti, il lavoro chi lo fa? Il genio militare? "No, io studio i progetti e la fattibilità. Una volta che questi sono approvati dal comandante del Contingente viene contattato il Ministero dei Lavori di Pubblici afgano che viene così coinvolto nel processo di ricostruzione. Quindi viene fatta una gara d’appalto e sarà una ditta locale a procedere alla realizzazione del progetto. Noi, infatti, siamo qui non per sostituire il governo afgano ma per assisterlo. E’ ovvio che la realizzazione delle infrastrutture viene delegata ai locali in modo da dar nuovi posti di lavoro e far crescere l’economia locale". Mi sa dire un’immagine o un avvenimento che l’ha particolarmente colpita in questa sua esperienza professionale un po’ fuori dall’ordinario? "Sono stata profondamente colpita dalla condizione femminile. Vede, per noi occidentali sembra incredibile che le donne possano vivere sotto un burqa o essere vittime di discriminazioni come lo sono state le donne qui in Afghanistan. Tornando a Kabul ho però visto un lento ma progressivo miglioramento. Confrontandomi con alcune funzionarie del Ministero dell’Educazione ho potuto vedere quanti sforzi la società afgana stia facendo per cambiare una situazione che durante il periodo talebani era davvero critica. Partecipando ad alcune attività di assistenza medica congiunta con gli afgani ho potuto inoltre vedere come tante donne si siano avvicinate a una professione che solo sei anni fa era a loro vietata. Insomma grandi progressi anche se c’e’ ancora tanta strada da fare".
Sempre friulana e addetta ad una attività che a un primo approccio può sembrare poco militare è il Tenente Maria Rosa Bellino, 33 anni, biologa, del corpo ingegneri, in servizio a Kabul. Cosa ci fa una biologa a Kabul? "Analizza campioni di sostanze (terra, acqua, polvere) che la squadra campionamento giornalmente porta in laboratorio per verificarne l’eventuale contaminazione biologica". Avete mai riscontrato casi di positività alle analisi effettuate? "No ma il nostro team monitorizza continuamente la situazione". Un lavoro di laboratorio quindi… "Non proprio. Quando gli uomini del contingente devono effettuare operazioni in terreni nuovi viene sempre chiesta la bonifica preventiva. Quindi usciamo parecchio…" Questa è la sua prima esperienza all’estero. Cosa l’ha colpita maggiormente? "La povertà del paese. I bambini che ti chiedono aiuto. La prima volta che sono uscita fuori dalla base ho visto un’immagine che mi è rimasta nel cuore. Un bambino che mi guardava coperto da una mantella sottile e completamente scalzo nella neve. Mi sono detta: non riuscirò mai ad abituarmi a queste immagini. E’ bello vedere però come la popolazione ci vuole bene. Ha bisogno di noi e noi siamo qui per loro".
Il Caporal Maggiore Karima Miele, 24 anni, addetta alla pubblica informazione (P.I.), è alla sua seconda missione. La prima l’ha svolta come fuciliere sui blindati dell’Esercito a pattugliare le vie di Kabul. Adesso si occupa di fotografia e di tenere i rapporti con la stampa locale. Da fuciliere a fotografa / addetta stampa. Un gran cambiamento? "Sicuramente sì. Un lavoro completamente diverso. Serviva un’appassionata di fotografia da aggiungere al team P.I. e mi sono fatta volentieri avanti. I miei due colleghi sono molto bravi sia con la video camera che con la macchina fotografica ed è stato un vero piacere imparare i segreti del mestiere…" E quindi adesso cosa fa? "Quasi ogni giorno seguo le unità che escono in pattuglia. Scatto fotografie ed insieme al team riprendo i militari in attività, documento le loro impressioni. Il tutto viene poi raccolto ed inviato ai quotidiani e settimanali locali del Piemonte, essenzialmente". La vita del giornalista insomma… "Il nostro lavoro è quello di comunicare il lavoro del contingente italiano e degli Alpini in particolare. E siamo molto contenti quando il pubblico ci segue. Ultimamente ci siamo tolti qualche soddisfazione particolare visto che i nostri articoli e un nostro video sono finiti anche sul sito ufficiale della Nato in inglese".
Concludiamo lo speciale per l’otto marzo con una battuta del Primo Caporal Maggiore Marina Berto, 26 anni, cuneese, fuciliere e radiofonista del plotone alpieri, unità di punta del reggimento. Di lei alcuni giornali del cuneese avevano già ampiamente parlato prima della partenza per l’Afghanistan in un articolo di dicembre. Sono passati due mesi. Le tue impressioni. "Rispetto a due anni fa ho visto un progressivo miglioramento. Molte strade che prima erano coperte di buche sono state asfaltate, sono state aperte nuove cliniche e nuove scuole. Ma la cosa che mi ha colpito di più è il rapporto con la popolazione nel distretto di Mushai. Al nostro passaggio la gente ci saluta, ci riconosce. Il merito è sicuramente della base avanzata costruita lì l’anno scorso che ci ha permesso di mescolarci alla popolazione e far capire loro che noi siamo portatori di pace e non forze d’occupazione".
DAL PORTALE DELL'AERONAUTICA ITALIANA:
http://www.aeronautica.difesa.it:80/Sitoam/default.asp?idente=1398&idNot=20377&idSez=2&idArg=
GIURAMENTO DEL PRIMO UFFICIALE DELLA RISERVA SELEZIONATA DELL'AERONAUTICA MILITARE: MAGGIORE VITTORIO ARGENTO, VICEDIRETTORE DI RADIO UNO E DEI GIORNALI RADIO RAI
Ufficio Pubblica Informazione SMA del 13/02/2008
L’Aeronautica Militare ha da oggi il suo primo ufficiale della Riserva Selezionata.
E’ Vittorio Argento, vicedirettore di Radio Uno e dei Giornali radio Rai., dal Capo di Stato Maggiore, generale di Squadra Aerea Daniele Tei. Vittorio Argento è stato nominato Maggiore del Corpo di Commissariato Aeronautico. Alla cerimonia, che si è tenuta nell’Ufficio del Capo di SMA, erano presenti anche il comandante del Corpo di Commissariato, generale isp. capo Nicola Ruccia, e il responsabile dell’Ufficio Pubblica Informazione, colonnello Amedeo Magnani. La professionalità e l’esperienza del maggiore Argento nel settore giornalistico potranno fornire un valido contributo nell’ambito della Pubblica Informazione della F.A.
La Riserva Selezionata risponde alla necessità di disporre di un bacino di personale esterno alla forza armata e in possesso di particolari professionalità che possa essere impiegato per specifiche esigenze operative o addestrative. Per il personale che proviene direttamente dalla vita civile, viene conferita – senza concorso e dopo la sottoscrizione della disponibilità al richiamo alle armi sul territorio nazionale o all’estero – la nomina a ufficiale di complemento. Il provvedimento è noto come Legge Marconi (ha consentito la nomina a ufficiale di uno dei più illustri scienziati del secolo scorso) ed è rivolto a tutti coloro che sono in possesso – oltre che delle professionalità e dei requisiti richiesti – di un background di esperienze lavorative e professionali coerentemente con il titolo di studio posseduto.
(09 marzo 2008)
|
Da: ADIGE.TV ( http://www.adige.tv/?p=vedi&id=1739) |
|
Quattro mesi in Iraq
Gianni vive a Bussolengo dal 1990 e lavora in banca. Ci ha accolti a casa sua per una breve intervista perché ha vissuto un’esperienza davvero particolare. Da fine agosto del 2004 al 1° gennaio del 2005, ha preso parte alla missione “Antica Babilonia” dell’Esercito Italiano a Nassirya, in Iraq.
Si è arruolato nella Riserva Selezionata dell’Esercito Italiano convinto che ciò potesse essere un’ottima occasione per mettere a frutto le conoscenze universitarie al servizio di quei Paesi in cui la guerra crea situazioni critiche per le popolazioni che li abitano. Da alcuni anni infatti l’Esercito Italiano, ha creato un bacino (su base volontaria) di alcune figure professionali, specializzate in determinati settori, per svolgere missioni di durata stabilita. Gli abbiamo rivolto qualche domanda, anche se le cose che Gianni aveva da raccontarci in merito a questa missione sarebbero state davvero tante.
Come ti sei preparato ad affrontare una missione del genere e quali erano esattamente i tuoi compiti? Dopo aver fatto domanda nel 2003 allo Stato Maggiore dell’Esercito, ho seguito un corso di quattro settimane presso la Scuola di Applicazione e Studi Militari a Torino. Conseguito il grado di Maggiore del Corpo di Amministrazione e Commissariato e il conseguente giuramento, ho svolto alcune attività in loco. Ho preso parte un'esercitazione con la Brigata Cavalleria in Friuli, conferenze di settore, istruzioni e addestramento. La vera esperienza però l’ho fatta sul campo, durante quei mesi. Ero vice-comandante della Cellula CIMIC (Cooperazione civile e militare) di Brigata. Praticamente ci siamo occupati di portare avanti progetti di ricostruzione e di aiuto umanitario alla popolazione locale. A Nassirya abbiamo distribuito viveri, predisposto la costruzione e la ristrutturazione di scuole e orfanotrofi, messo in funzione centrali elettriche e controllato i pozzi di estrazione del petrolio tra le altre cose. Tutto ciò per ripristinare anche la rete elettrica danneggiata dai bombardamenti. Da uno studio effettuato, abbiamo poi constatato che, nonostante l’enorme presenza di corsi d’acqua (fiume Eufrate), non si riuscivano a sfruttare adeguatamente le risorse idriche per la coltivazione dei campi. Grazie all’intervento del nostro Ministero degli Affari Esteri abbiamo fornito pompe di sollevamento utili a tale scopo. Inoltre, abbiamo provveduto alla distribuzione di sementi e concimi al fine di garantire una minima autosufficienza alimentare.
Com’ è stato l’impatto con la città e soprattutto con la popolazione? La prima cosa che ricordo è il clima, in particolar modo il caldo: in quel periodo si arrivava oltre i 60 gradi con aria molto secca. Era come avere un phon sparato in faccia! Alla partenza ci hanno dotati di un lungo foulard che ho imparato subito a legarmi a mo’ di turbante intorno alla testa lasciando liberi solo gli occhi. La cosa curiosa è che nonostante il sole fosse cocente, non ci si scuriva più di tanto la pelle: i raggi infatti erano filtrati dal pulviscolo presente. La gente del posto ha compreso, piano piano, che eravamo lì per aiutarli. I bambini ci rincorrevano ed erano, nonostante la situazione difficile, sorridenti e allegri. Ho avuto la fortuna, per il tipo di incarico assegnato, di stare spesso in giro; così ho incontrato tanta gente e insieme ai miei compagni abbiamo capito e soprattutto rispettato le loro usanze, gli stili di vita e le regole di una convivenza non sempre facile.
C’è qualche episodio che ci vuoi raccontare? Sì, mi viene in mente e non posso dimenticare che un giorno, durante l’inaugurazione di una scuola, ho avvicinato il nostro interprete, dandogli una banconota da 5 dollari (pari a 4 euro) per regalarli a una mamma che teneva in braccio il suo bambino, volevo che comperasse un po’ di latte. Mi ha sconsigliato di fare ciò, data la cifra che in loco risultava cospicua; infatti tale denaro avrebbe messo a repentaglio la vita della mamma e del suo bimbo. Praticamente in Iraq, la vita di due persone vale meno di 4 euro.
Hai mai avuto paura o ci sono mai state situazioni di pericolo durante quei mesi? Diciamo che la paura c’è sempre, ma l’attenzione era sempre alta. Per fortuna non è mai successo nulla di pericoloso. Era fondamentale effettuare gli spostamenti rispettando orari e luoghi di destinazione che venivamo comunicati solo al momento della partenza. Ciò al fine di evitare fughe di notizie del tutto involontarie, ma che avrebbero consentito di rendere noti i nostri itinerari.
Tale rigore era indispensabile per la sicurezza di tutti. Cosa ti ha lasciato questa esperienza? Sicuramente mi ha insegnato che la pace non si esporta con la guerra. In questi paesi si possono esportare dei valori importanti ma sempre nel massimo rispetto della loro cultura, senza partire dal presupposto che la nostra cultura e il nostro stile di vita o la nostra idea di democrazia siano migliori. Solo in questa maniera si riesce a portare aiuto che oltre a beni materiali siano istruzione, cultura, rispetto per la persona. Al fine di consentire quel binomio di umanità e universalità che dovrebbe essere alla base del vivere civile. Anche se, sommessamente mi domando se siamo proprio, noi per primi, i buoni maestri.
La tua prossima missione dove sarà? Ancora non so dirlo con certezza, le zone del mondo in cui il nostro Esercito è impegnato sono diverse, comunque vi ringrazio per l’attenzione. Se partirò, e avrete la pazienza, vi racconterò anche la prossima!
|
Dopo anche la
istituisce le
FORZE DI COMPLETAMENTO E LA RISERVA SELEZIONATA!!
link: http://www.marina.difesa.it/concorsi/riserva.asp
|
11 GIUGNO 2007 |
|
GIURA A TORINO IL 9° CORSO DELLA RISERVA SELEZIONATA
Venerdì scorso, nel salone della biblioteca monumentale della Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari a Torino, ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana il 9° Corso per Ufficiali della Riserva Selezionata. Alla presenza del comandante dei Corsi di formazione, Colonnello Dante Zampa, del personale di inquadramento, dei familiari e degli amici, i ventitre Ufficiali, tra i quali nove donne, hanno a pieno titolo varcata la soglia del mondo militare e sono entrati nell'insieme delle forze di completamento. La loro età media è di 35 anni e sono pienamente inseriti nella vita civile svolgendo le professioni di medico, avvocato, giornalista, architetto, ingegnere e, in un caso, di consigliere giudiziario.
(fonte: Sezione PI del Comando delle Scuole) (foto: Gli Ufficiali del nono corso)
|
dal sito di Esercito Italiano
http://www.esercito.difesa.it/root/News/news.asp
2^ SESSIONE INFORMATIVA DELLA RISERVA SELEZIONATA
TRIESTE, 24-25 Maggio 2007
Con l’intervento del capo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Filiberto Cecchi, il 25 e 26 maggio si è svolta a Trieste la Seconda sessione informativa sulla Riserva selezionata, il convegno nazionale degli appartenenti allo speciale bacino creato dalla forza armata agli inizi degli anni Duemila per dotarsi di esperti in determinati settori (ingegneri, architetti, avvocati, giornalisti…) resisi disponibili a fornire la propria professionalità inquadrati quali ufficiali di complemento a nomina diretta, all’estero e sul territorio nazionale.
L’accresciuto impegno dell’Esercito nelle missioni internazionali di stabilizzazione e ricostruzione, infatti, ha creato l’esigenza di disporre di professionalità non disponibili o presenti in numero troppo esiguo nell’ambito del personale in servizio permanente o, ancora, la cui formazione e permanenza nei ranghi risulterebbero troppo onerose in relazione alle previsioni d’impiego.
Per fare fronte a tale necessità, riconosciuta ormai pienamente dal punto di vista dottrinale e operativo, è stato così creato questo serbatoio di specialisti da impiegare per assolvere incarichi particolari e per periodi di tempo determinati, attraverso l’adozione e l’applicazione di provvedimenti specifici quali la Legge Marconi*, promulgata all’epoca per consentire al celebre scienziato di attingere a fondi pubblici per le sue ricerche, anche nella sua nuova veste di ufficiale della Regia Marina.
Quasi 200, dei 260 circa ufficiali che attualmente fanno parte della Riserva selezionata, sono così convenuti nel capoluogo giuliano, dopo l’analoga sessione organizzata a Roma nel 2005, per fornire un punto sulla situazione, confrontarsi e offrire agli organi dello stato maggiore deputati alla gestione della Selezionata, che rientra nelle Forze di completamento, spunti per ottimizzare il sistema, anche in relazione ai rapporti datore di lavoro-riservista.
Sabato, nel corso del convegno che ha compreso una tavola rotonda moderata dal vice direttore del Tg5 Toni Capuozzo e un video collegamento con la brigata Folgore rischierata in Libano, è intervenuto anche il Capo di Sme Filiberto Cecchi. Nel sottolineare e lodare la “via italiana” al peace-keeping e all’attività Cimic, che ne rappresenta parte sempre più importante in termini d’impegno economico-operativo e strategico, il generale non ne ha nascosto i rischi: “Dobbiamo essere pronti ad accettarli, come del resto fatto finora”.
Il capo di Sme ha voluto rimarcare l’importanza della Riserva selezionata non solo quale “pedina” altamente qualificata da utilizzare per rafforzare l’incisività delle missioni Cro e non Articolo 5, ma anche quale essenziale collegamento tra forza armata e società civile, esortando i congressisti a veicolare informazioni sulle attività umanitarie e di sostegno alla ricostruzione una volta tornati all’usuale vita lavorativa e civile dopo l’impiego, specie se in teatro operativo.
A Trieste, la giornata-clou di sabato 26 maggio era iniziata con l’alzabandiera solenne nella suggestiva piazza dell’Unità d’Italia, schierati oltre la Fanfara della brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli e uno squadrone del reggimento Piemonte Cavalleria, due consistenti blocchi di ufficiali della Riserva selezionata. (PPG)
Fonte: Comando Rfc Friuli Venezia Giulia
Da: Pagine di Difesa, 30 maggio 2007
http://www.paginedidifesa.it/2007/pdd_070559.html
Milanodonna, il sindaco Moratti premia il capitano Angela Calvini

Angela Calvini, capitano giornalista della riserva selezionata dell’Esercito italiano, è stata premiata dal sindaco di Milano nella giornata dedicata alle donne. Il sindaco Letizia Moratti ha voluto e organizzato in stretta collaborazione con il Comando reclutamento forze di completamento regionale Lombardia il premio ‘8 marzo, Milanodonna’. L’evento ha avuto luogo a partire dalle 18.00 del 8 marzo nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano.
Oltre a donne che hanno reso famosa Milano (tra queste: Anna Proclemer per il teatro; Amalia Finzi per la scienza; Rosella Silvestrini per la ricerca; Mariuccia Mandelli per la moda; Fernanda Pivano per la letteratura) è stato dato un riconoscimento anche alle donne in divisa di Milano nella persona del capitano della riserva selezionata e giornalista di Avvenire Angela Calvini, autrice di varie pubblicazioni militari.
Il capitano Calvini, assieme a una rappresentanza di donne militari, a sua volta ha donato una targa al sindaco Moratti a nome di tutte le donne in divisa di Milano.
Fonte: Comando Rfc regionale Lombardia
DA PAGINE DI DIFESA 9 marzo 2007
(http://www.paginedidifesa.it:80/2007/pdd_070322.html)
Articolo su La STEFANI - Settimanale di inchieste e servizi
http://lastefani.it:80/settimanale/article.php?directory=081120&block=4&id=1
|
Salvatore, un medico in prima linea |
| Medico di professione e soldato part time. Salvatore Manfredi, specialista bolognese, oltre al camice, ha deciso di indossare la mimetica. Nominato ufficiale delle forze di completamento della riserva selezionata dell’Esercito Italiano, è ora pronto a partire: non per fare la guerra, ma per salvare vite umane |
| di Giusy Iorlano |
Una professione che corre lungo binari paralleli: quello civile e quello militare. Questa è la doppia vita del dottor Salvatore Manfredi, 43 anni, da 15 medico esperto di medicina del lavoro a Bologna. Non più solo visite ai dipendenti delle aziende dell’Emilia Romagna, dunque. Ora Manfredi è stato nominato Capitano del Corpo sanitario della riserva selezionata dell’Esercito Italiano. Si tratta di uno speciale bacino creato dalle Forze armate per dotarsi di esperti in determinati settori (ingegneri, architetti, avvocati, giornalisti,..) che hanno deciso di mettere le propria professionalità al servizio della Nazione, sia sul territorio nazionale che all’estero. Si tratta di una compagine selezionatissima di ufficiali: delle 2800 domande finora presentate, ben 1792 sono state scartate e l’iter di nomina è molto lungo. Dalla richiesta all’investitura possono passare diversi anni tra analisi dei curricula, colloqui, visite mediche, valutazioni psico-attitudinali. Il dottor Manfredi, di specializzazioni, ne ha da vendere. E’, infatti, uno dei pochi medici in Italia ad essere autorizzato per la sorveglianza dei soggetti esposti alle sostanze radioattive. Già ufficiale della Croce Rossa militare, ormai da cinque anni, tiene a Bologna dei seminari di Nbc (Nucleare, Biologico, Chimico) ai militari, oltre a corsi di primo e pronto soccorso. Ma negli abiti civili non riusciva proprio a stare. Così ha scelto la mimetica. “Quello che mi ha spinto verso questa scelta - spiega Manfredi - è stata la voglia di fare qualcosa di più per gli altri, in particolare nelle aree del mondo dove in questo momento è più richiesta la mia professionalità”. E così dalla Croce Rossa all’Esercito il passo è stato breve. Presto il neo capitano bolognese sarà, infatti, inviato per diversi mesi all’estero a fare quello che gli riesce meglio, cioè il medico. Parteciperà alle missioni di peacekeeping in cui è coinvolto l’Esercito Italiano: Iraq, Afghanistan, Libano, Balcani. Tutti punti “caldi” del mondo. Ma non ha paura? “Ho paura, certo, sarei un folle a non averla” spiega il dottore. “Ma sono pur sempre un medico. Prima che con la divisa, mi vedo con addosso il camice”.
Salvatore è sposato e ha due figlie piccole. “Coordinare la ‘doppia vita’ sarà sicuramente difficile, ma il fatto di essere un libero professionista mi agevola notevolmente perché in questo modo posso organizzare il mio tempo”. E in famiglia? “Si tratta di una scelta meditata. Ne ho parlato tanto, mia figlia più grande ha capito che questa è una mia forte aspirazione e quindi mi ha appoggiato insieme a mia moglie”. Una passione, quella per l’Esercito, che ha da sempre attratto il medico bolognese, ma c’è qualcosa di più: “Spesso, dopo tanti anni di lavoro quasi smetti di essere un medico per diventare una sorta di burocrate, seduto dietro una scrivania. In questo modo, invece, abbiamo una ‘spinta’ in più oltre alla possibilità di andare in zone lontane del mondo e conoscere realtà diverse”. Motivazioni forti, dunque per un uomo che da due anni ha anche il brevetto di lancio con paracadute. “Ormai sono sia un medico che un soldato. Porterò la mia formazione e la mia professionalità aggiornate e adeguate alle esigenze di oggi, in cui sono frequenti le missioni di peacekeeping all’estero. L’importante – si augura il dottore - è riuscire a mantenere sempre un legame con il proprio mondo, con il pezzo di vita che lasci a casa, senza perdere il contatto con la realtà”.
|
Trasmissione Radiofonica RAI Radio 1 del 20/01/2007
Si parla della Riserva Selezionata (dal min 18 al 25 circa).
Per ascoltare:
http://www.radio.rai.it/radio1/inviatospeciale/view.cfm?Q_DATA=2007-01-20&Q_TIP_ID=0
(poi cliccare su "Ascolta"; è necessario Real Player o simile)
|